Da calciatore africano più pagato di sempre a flop con la maglia del Beijing Guoan,in Cina. La parabola discendente di Cédric Bakambu.

La Cina è il primo partner commerciale dell’Africa. La “Terra di Mezzo”中国, prosegue indisturbata, da anni ormai, la conquista del continente africano – con un piano di investimenti da oltre 60 miliardi di dollari – fatto di infrastrutture, delocalizzazione della produzione e manodopera, in cambio di risorse naturali.
Il dinamismo cinese viene, ovviamente, considerato da molte potenze rivali, occidentali e non, come una strategia predatoria, che mira unicamente a creare una nuova forma di Neo-colonialismo.

L’esempio che, spesso, viene utilizzato per dimostrare la, presunta, veridicità di determinate convinzioni è quello della Repubblica Democratica del Congo: in questa regione, infatti, viene estratto il 60% del cobalto mondiale, il 90% del quale finisce in Cina, paese che domina la filiera congolese del cobalto con diverse aziende (la Congo DongFang Internetional Minning su tutte).
Secondo un rapporto del 2016 di Amnesty International una, seppur piccola, parte della manodopera impiegata, a Kinshasa e zone limitrofe, nella raccolta di metalli radioattivi (cobalto e coltan) utilizzati nelle batterie dei nostri smartphone, oltre a non raggiungere la maggiore età, non supera nemmeno i 10-15 anni.
L’Africa in questi anni è stata il terreno privilegiato nel quale Pechino ha sperimentato e coltivato l’arte del Soft Power, nei confronti sia della comunità locale sia di quella internazionale.

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