La nuova stagione del calcio cinese è ormai alle porte, ma ad Hong Kong, invece, siamo nel vivo della stagione calcistica locale. Andiamo allora a vedere quali sorprese ci sta riservando l’HK Premier League, e approfittiamo dell’occasione per fare un punto generale sulla situazione del movimento calcistico della City flower, dopo la riforma avviata dalla HKFA nel 2011. Fondamentale è stato il contributo di Tobias Zuser, massimo esperto del calcio di Hong Kong e fondatore di offside.hk (la principale piattaforma dedicata al calcio della “città-stato”), che ci ha concesso un’intervista per l’occasione, e a cui va un ringraziamento speciale.

HK Premier League 2018/2019: una squadra “straniera” al comando della classifica

Giusto un’introduzione. L’HK Premier League si compone di 10 squadre, che si sfidano con la formula del girone all’italiana, attraverso incontri di andata e ritorno, così da formare un calendario composto da 18 giornate totali. Per allungare la stagione la federazione locale, l’HKFA, organizza ben tre competizioni nazionali (fino al 2015/2016 ne erano addirittura quattro). La squadra dominatrice degli ultimi anni è senz’altro il Kitchee (con ben 13 titoli nazionali vinti nelle ultime cinque stagioni), in cui hanno recentemente giocato anche Diego Forlan e Mohamed Sissoko, seppur con prestazioni non esaltanti.

Nell’edizione in corso, dopo dieci giornate, la parte alta della classifica sembra molto differente dalla scorsa stagione, dominata fin dall’inizio dal Kitchee; troviamo infatti le prime sei squadre a soli cinque punti di distanza, e tutte potenzialmente in corsa per il titolo.

“C’è una squadra che può già essere definita come la rivelazione dell’anno?”

“Lo scorso anno è stato un one-man-show, con il Kitchee che ha dominato per l’intera stagione, non perdendo neanche una partita. Alcuni sospettavano che lo stesso accadesse quest’anno, ma invece il campionato si è dimostrato molto più competitivo. Tra le prime squadre in classifica, l’R&F ha fatto probabilmente la migliore campagna acquisti la scorsa estate, investendo fortemente su giocatori hongkonghesi, sia di nascita che naturalizzati. Al momento sembrano essere la rosa più equilibrata del torneo, considerando anche il fatto che, in quanto squadra satellite del Guangzhou R&F [formazione della Cinese Super League], possono schierare in campo solo due giocatori stranieri, a differenza dei quattro permessi alle altre squadre. Inoltre, hanno in panchina uno dei migliori allenatori locali, Yeung Ching-kwong, che ha più volte dimostrato le sue qualità tattiche negli ultimi anni.”

L’R&F è infatti momentaneamente al comando della HK Premier League, a solo un punto di distacco dall’Eastern (già campione nel 2015/2016), e a due dal Southern e dal Kitchee. Quello dell’R&F è un progetto interessante, che ha avuto inizio nel 2016, quando il Guangzhou R&F decise di inscrivere un proprio club satellite nella prima divisione di HK. L’obiettivo iniziale era quello di costituire una squadra in cui poter far crescere in parte giocatori provenienti dal Guangzhou R&F Reserves (partecipante alla Reserve league, campionato dedicato alle seconde squadre dei team di CSL), e in parte giovani calciatori locali. Ciò fu possibile grazie ad un accordo particolare con la federazione calcistica locale, che ne ha permesso l’iscrizione a fronte di tre condizioni: rosa composta da minimo 8 giocatori di nazionalità locale, schierare almeno tre di essi in campo in ogni partita, e il pagamento di una tassa di un milione di dollari di HK (poco più di 100 mila euro).

Dopo due stagioni deludenti, in cui la squadra ha raggiunto al massimo la settima posizione, e non riuscendo mai a passare un turno in nessuna delle tre competizioni nazionali, dalla stagione corrente la presidenza ha deciso di intraprendere una strada diversa. Sono andati verso un incremento dei giocatori hongkonghesi in squadra, formando così un team composto per la maggior parte da giocatori locali, con l’obiettivo di vincere almeno un titolo nella stagione in corso, e di divenire entro due anni un membro dell’HKFA a tutti gli effetti, così da avere la possibilità di competere nelle competizioni AFC per club.

“Concentrandoci, invece, sui calciatori, c’è qualche giovane talento locale che si sta mettendo in mostra ultimamente e che, nel giro di pochi anni, potremmo vedere tra le file della nazionale maggiore?“

“I giovani calciatori locali sono stati un punto debole degli ultimi anni, specialmente con il Kitchee, che si è affidata e si affida tuttora principalmente a giocatori con un’età media piuttosto alta. Quest’anno, però, la cosa sembra essere leggermente cambiata, e questo si nota per esempio in squadre come lo Yuen Long, in cui viene dato molto spazio ai giovani [infatti è la squadra con l’età media (25 anni) più bassa dell’intero campionato (27 anni)].

Il principale talento da tenere d’occhio al momento è Tan Chun-lok [classe 1996] del R&F, che si prevede andrà nel Guangzhou R&F in estate. Altri buoni giovani calciatori che potremmo vedere presto in nazionale maggiore sono: Chan Kwong-ho (dello Yuen Long) [del 1996], Chung Wai-keung (Tai Po) [1995], e Yu Wai-lim (Lee Man) [1998]. Il ventenne Yue Tze-nam, in precedenza allo Eastern, ha da poco firmato con il Cova da Piedade, in seconda divisione portoghese.”

Nazionale maggiore: novità su chi potrà essere la nuova guida della squadra

Cogliamo l’occasione per dire qualcosa sulla situazione del movimento calcistico della City flower. L’HKFA non sta passando momenti tranquilli, per una serie di questioni. Lo scorso settembre Mark Sutcliffe ha terminato il suo incarico di CEO della federazione hongkonghese dopo più di sei anni, ma al suo posto non è stato ancora trovato un sostituto definitivo. Ad aggravare la questione arriva la scadenza, a marzo 2020, dell’accordo di finanziamento stipulato dal Governo della città e dal Jockey Club (organizzazione no-profit che detiene il monopolio governativo su alcune tipologie di gioco d’azzardo, tra cui le scommesse sportive) con l’HKFA. Questo accordo rende possibile il piano di riforma del calcio locale, che la federazione sta attuando ormai da quasi dieci anni, con il Project Pohenix (2011-2014) prima e l’Aiming High – Together (2015-2020) poi. Attraverso questi due progetti, l’HKFA è riuscita a ricevere dai due enti fondi annui per un totale di circa 50 milioni di dollari di HK (che costituiscono il 50% delle entrate totali annue della federazione). La preoccupazione è quella di riuscire a ristabilire l’ordine all’interno della federazione in tempo per preparare e presentare un nuovo progetto, così da poter usufruire ancora dei finanziamenti attuali, troppo importanti per continuare lo sviluppo calcistico, ma anche per la sopravvivenza del calcio stesso nella città dei grattacieli. Riprenderemo la questione tra poco.

A ciò va ad aggiungersi che lo scorso dicembre, Gary White si è dimesso di punto in bianco dalla guida della nazionale maggiore dopo soli tre mesi, lasciando così anche la rappresentativa della “città-stato” senza un leader.

“Gary White ha lasciato la nazionale solo dopo pochi mesi, ma sembra che abbia creato un buon spirito di squadra e introdotto un migliore approccio alla gara, riuscendo addirittura a conquistare le finali per la prossima EAFF Championship [la competizione riservata alle nazionali maggiori dei paesi dell’estremo oriente, in programma il prossimo dicembre in Corea del Sud], dopo ben nove anni dall’ultima partecipazione. Inoltre, prima di lasciare, White ha detto che non ci sono ragioni per cui la squadra non possa stare tra le prime 100 del ranking FIFA. Detto ciò, ci sono dei nomi concreti di chi potrebbe subentrare al suo posto (ho letto di Kevin Bond [con precedenti esperienze da allenatore nell’HK PL], e di Ian Holloway [alla guida del QPR fino al maggio scorso]), e credi che Hong Kong possa aspirare a divenire in breve tempo una delle nazionali asiatiche di prima categoria?”

“La partenza di Gary White è stata un po’ inaspettata. La squadra ha mostrato delle buone performance nelle qualificazioni per l’EAFF Championship, e White sembrava aver saputo accrescere di molto la fiducia dei ragazzi nei proprio mezzi.

Per quanto riguarda i possibili sostituti, sono stati fatti diversi nomi. Non penso che Ian Holloway abbia fatto bene a parlare pubblicamente del contatto che ha avuto con l’HKFA riguardo il posto vacante. Mentre Kevin Bond è fortemente supportato dalla dirigenza del Pegasus [squadra in cui ha recentemente allenato], e sarà di certo tra i primi contendenti, ma non sono sicuro che riuscirà a prendere il posto.

Al momento ci sono sempre più voci che preferirebbero un coach locale, in quanto viene visto come la soluzione che riuscirebbe a garantire più stabilità per i prossimi anni. Infatti, questa è sempre più difficile averla con gli allenatori stranieri ambiziosi come Gary White. A livello locale, invece, il nome più caldo è quello di Kenneth Kwok, che si è fatto il nome allenando la rappresentativa U23 di Hong Kong agli ultimi Asian Games. Inoltre ha vinto per due anni di fila, con una squadra simile, la Guangdong-Hong Kong Cup. Kwok è conosciuto per avere un buon feeling con i giovani calciatori locali, ed è sempre presente quando è necessario. In più era il secondo allenatore della nazionale sotto la guida di White, e attualmente è anche primo allenatore in HK Premier League, con lo Yuen Long.”

Ad oggi, quindi, sembra che la nazionale maggiore dovrà attender ancora un po’ prima del definitivo salto di qualità.

Project Phoenix & Aiming High – Together (2011-2020): la “rivoluzione” del calcio di HK

Riprendendo il discorso di poco fa, attraverso il Project Phoenix (2011-2014), e ora l’Aiming High – Together, l’HKFA ha attuato dal 2011 una serie di riforme con l’obiettivo di iniziare un percorso che possa portare il calcio locale tra i primi d’Asia.

Tra i maggiori successi del piano troviamo:

– la fondazione dell’HK Premier League (2014), prima e unica lega professionistica della metropoli;

– l’organizzazione di una rappresentativa nazionale per ogni gruppo d’età, fino all’under-12 (sia per la nazionale maschile, che per quella femminile);

– la costante, seppur lenta, crescita delle rappresentative nazionali (con la squadra maggiore attualmente 140esima nel ranking, e l’under 23 che è riuscita a raggiungere gli ottavi di finale agli ultimi Asian Games);

– il raggiungimento della fase a gironi dell’AFC Champions League per la prima volta nella storia del calcio di HK (grazie all’Eastern, nell’edizione del 2017, e al Kitchee, che ha ripetuto il risultato nel 2018);

– l’annessione nell’HKFA di tutto il movimento femminile della città, attraverso la creazione di una prima e di una seconda divisione per club (non professionistiche), e di una coppa nazionale.

– reintroduzione dei corsi di licenza AFC A organizzati dall’HKFA, aumento del numero degli arbitri, e introduzione di una lega futsal.

– un considerevole aumento delle entrate, dai 30 milioni di dollari di HK del 2011, ai ben 100 del 2018, grazie anche ai fondi ricevuti dalla FIFA (in costante aumento), dall’AFC, e dal Dipartimento dei sevizi culturali e per il tempo libero (da cui ricevono circa 18 milioni di dollari HK all’anno).

A fronte di questi aspetti positivi, però, non mancano di certo quelli negativi; e tra questi troviamo:

– il decennale ritardo nella costruzione della nuova culla del calcio di HK, ovvero l’Hong Kong Jockey Club HKFA Training Centre (che forse verrà aperto nel 2019);

– il problema del calcio-scommesse che continua a persistere, sia tra gli addetti ai lavori, per match-fixing, che non. Ad HK le scommesse sul campionato locale sono illegali, e ciò ha portato alla creazione di un importante mercato clandestino.

–  l’insoddisfazione delle calciatrici nell’essere costrette ad andare a giocare in altri campionati nazionali, per avere maggiori possibilità di crescita e di lavoro.

– il basso seguito da parte del pubblico verso il calcio locale.

“I risultati di Mark Sutcliffe alla guida della federazione hongkonghese sembrano essere stati più che positivi. La crescita possiamo trovarla anche in un maggior interesse da parte degli spettatori, in particolare per la Premier League, la Nazionale, ed il calcio femminile?”

“Penso sia difficile vedere un impatto diretto sull’affluenza degli spettatori. La nuova HK PL ha avuto una crescita molto modesta dalla sua creazione nel 2014, ben al di sotto delle aspettative [la media spettatori è infatti solo di poco sopra le mille unità]. Mentre per il calcio femminile, che manca di una lega professionistica, non c’è un vero interesse. Tradizionalmente, l’HK national team continua ad attirare molte più persone allo stadio, in particolare durante le qualificazioni per l’Asian Cup e la FIFA World Cup. Detto ciò, penso che i due progetti abbiamo implementato significativamente sia il calcio maschile che quello femminile. In particolare, ciò è riscontrabile nei miglioramenti alle strutture, infrastrutture, e nel processo di professionalizzazione e sviluppo giovanile. Speriamo che questo si traduca, in un prossimo futuro, anche in un maggiore seguito da parte dei fan, a tutti i livelli.”

Concludendo, se da un lato quindi il calcio ad HK sembra aver preso la strada giusta per la fondazione di solide fondamenta, da cui crescere con l’obiettivo di arrivare tra i migliori movimenti del continente, dall’altro lato questo risultato sembra ancora lontano dal potersi realizzare concretamente.