Da quando è stata diramata la riforma nazionale sul calcio cinese, innumerevoli club si sono fiondati sul mercato per lavorare allo sviluppo giovanile e del proprio brand, utilizzando le formule più disparate: stringendo rapporti con i governi locali o squadre di calcio, oppure istituendo academy e uffici di rappresentanza. Il Paris Saint Germain in tempi recenti si è presentato sul mercato cinese con una mossa estremamente innovativa che gli permette di abbracciare una fetta di pubblico nettamente più ampia rispetto a quella calcistica: stiamo parlando degli eSports.

Parlare dell’audiance calcistica in Cina è sempre un affare abbastanza aleatorio dato che i numeri dei vari studi discordano sempre di molto: secondo lo studio di Nielsen Sports (China Next generation Sports Consumer), 187 milioni di cinesi (popolazione urbana) è interessata nel calcio. Gli U30 sono focalizzati maggiormente sulle due big di Spagna, Real Madrid e Barcellona, e le due squadre di Manchester (City e United), mentre gli Over 30 prediligono il Chlesea e le tre italiane: Juventus, Inter e Milan (simbolo di come il calcio italiano non abbia attecchito fra le nuove generazioni cinesi).

D’altro canto, nello studio del Chinese Soccer Observatory della Nottingham University (Who is the Chinese soccer consumer and why do Chinese watch soccer?) ci vengono proposti altri numeri, che il calcio è lo sport preferito di 237 milioni di cinesi, ma ci vengono proposte anche nuove interessanti statistiche: il 42% delle persone che seguono il calcio è interessato anche negli eSports.

La Ligue 1, il campionato francese, non gode ancora di popolarità nel mercato cinese: solo lo scorso aprile la CCTV ha acquistato i diritti della Ligue 1 per quattro stagioni, fattore fondamentale per la crescita di un brand ancora ai margini degli interessi del pubblico cinese. Considerando il fatto che il supporto della propria lega è ancora irrisorio, il Paris Saing Germain al fine di espandere il proprio brand in Cina ha deciso di investire non sul calcio, ma sugli eSports.

Sempre lo scorso aprile, il Paris Saint Germain ha ufficializzato una partnership con la LGD Gaming, famosissimo brand videoludico attivo nel circuito professionistico di Dota 2, uno dei videogames più famosi e redditizi in Cina assieme a League of Legends.

Video |WHAT IS DOTA? – An Introduction for Newcomers and Spectators

In questo accordo, il nuovo ‘club’ porta il nome di PSG.LGD ed il logo porta lo stesso marchio della squadra calcistica. Secondo quanto siamo stati in grado di scoprire attraverso le nostre fonti, le parti si dividono i proventi relativi ai premi torneo ed alle nuove sponsorizzazioni che sono giunte dopo l’accordo, quali Monster e i brand cinesi quali Lynx e Doyu.

Secondo il rapporto dell’agenzia di eSports WanPlus, con sede a Pechino, il numero di consumatori in tale settore in Cina è di 280 milioni di utenti, che si prevede possano diventare 450 milioni entro il 2021. Sempre in tre anni è previsto un incremento economico dell’intero settore fino a 25 miliardi di rmb annui (ora nel 2018 siamo a 3.8 miliardi). Considerando i numeri in rapidissima evoluzione e la spinta della General Sports Administration Committee di investire negli eSports (anche con l’organizzazione di corsi accademici nelle università), la scelta del Paris Saint Germain si rivela essere quanto mai intelligente.

Da quando il PSG è entrato nel circuito professionistico cinese di Dota II, sono giunti ottimi risultati, come due primi posti nei tornei di esibizione EPICENTER (a Mosca) e il Changsha Major, ma sopratutto la seconda posizione nei campionati del Mondo (The International 2018), disputati in Canada. Quest’ultimo evento ha portato nelle casse del PSG.LGD ben quattro milioni di dollari, mentre il club OG, che ha vinto la manifestazione, se ne è intascati ben undici.

Fino a qualche anno fa eravamo abituati ad osservare club di calcio e della NBA investire nelle ‘rispettive’ discipline videoludiche, ma gli scenari sono rapidamente cambiati. Lo stesso circuito professionistico di League of Legends in America è stato monopolizzato dalle franchigie dell’NBA, che hanno rilevato club o fondati ex-novo. La motivazione per cui una squadra di NBA investe in un videogioco professionistico che non ha nulla anche fare con il basket è molto semplice: nel 2015 le finali Mondiali di League of Legends vantano un audiance maggiore rispetto a quelle di NBA.

Il caso del Paris Saint Germain è ancora più particolare: nel 2017 i parigini avevano allestito un team di League of Legends per la lega europea (così come i tedeschi dello Shalke 04), ma con la manovra di Dota II, il club, oltre ad uscire dal proprio ‘core sport’, esce anche dall’area geografica di competenza per andare ad aggredire un nuovo mercato certamente più redditizio.

Se nel calcio la Cina non riesce ad ottenere risultati (e non lo farà ancora per molti anni), negli eSports si sta creando un certo orgoglio nazionale dopo i successi dei team cinesi negli Asian Games di Indonesia, ma sopratutto la vittoria della Coppa del Mondo di League of Legends in Sud Corea da parte della Invictus Gaming (club di proprietà di Wang Sicong, figlio del magnate della Dalian Wanda), prima squadra cinese a raggiungere questo storico obiettivo.

Articolo pubblicato originariamente su China Files