In occasione degli accordi firmati dal governo italiano e quello cinese per la cooperazione sulla One Belt One Road, anche il calcio entra nella via della Seta con la collaborazione siglata fra la Figc e la China Media Group per i prossimi tre anni.

Domenica 24 marzo, il presidente della China Media Group, Shen Haixiong, ha firmato un Memorandum d’intesa sulla cooperazione calcistica con Gabriele Gravine, presidente della nostra Federcalcio. Finalmente dunque anche la  Figc stringe accordi con la Cina, dato che si trattava dell’unica grande Federazione europea a non essere presente nel mercato del dragone. Nel novembre del 2016 anche Carlo Tavecchio firmò un Memorandum con l’allora presidente della Chinese Football Association Cai Zhenhua, ma con la mancata qualificazione al Mondiale e le conseguenti dimissioni di Tavecchio, anche le promesse con la Cina decaddero.

Il nuovo accordo sottoscritto fra le parti ha lo scopo di migliorare il prodotto Serie A in Cina ed allo stesso tempo di lavorare allo sviluppo del calcio cinese sotto vari aspetti. “Questa è una cooperazione storica e significativa”, ha dichiarato Gravina come riportato da Radio Cina Internazionale “Lo sport e la cultura forniscono nuove opportunità, e grazie a tale accordo il dialogo tra Cina e Italia è stato ulteriormente rafforzato. Allo stesso modo, risultano ancora più evidenti il significato degli scambi e la promozione delle rispettive eccellenze. Sfruttando appieno questa opportunità, il calcio ha svolto ancora una volta il suo ruolo di ponte tra culture diverse. Ci auguriamo che questa cooperazione sia una grande opportunità per accorciare la distanza tra i due paesi e i due popoli”.

Analizziamo di seguito quali sono i principali punti di cooperazione sui quali lavoreranno Italia e Cina

-L’Italia al VAR: Uno dei grandi problemi della Cina, oltre ad avere una Nazionale non propriamente eccellente, è quello di avere una delle classe arbitrali peggiori del continente, tanto che spesso si chiamano fischietti dall’estero per dirigere le gare più importanti (il serbo Mazic e Clattenburg hanno diretto gare nelle prime due giornate di campionato in questo 2019). Impazzano le polemiche sugli arbitri pure in Cina, tanto che lo Shandong Luneng, la squadra di Pellè, avrebbe richiesto la sospensione a vita dell’arbitro Fu Ming per due sviste clamorose alla VAR. Sarà dunque l’AIA, l’Associazione Italiana Arbitri, ad istituire corsi per i fischietti cinesi al fine di istruirli al meglio all’utilizzo della VAR.

-Amichevoli e Formazione: Nel memorandum firmato fra Italia e Cina è stata inserita anche una nota per l’organizzazione di gare amichevoli fra le due Nazionali (di diverse categorie). L’Italia di Mancini potrebbe dunque essere invitata alla prossima China Cup (manifestazione amichevole che si tiene a Nanning ogni marzo), con Fabio Cannavaro, se confermato nel ruolo di Ct della Cina, che ritroverebbe l’azzurro da avversario.
La formazione ricercata non riguarda giovani calciatori o tecnici, ma bensì figure professionali per la gestione di un club di calcio. Questa iniziativa potrebbe dunque portare la Figc all’interno di alcune prestigiose Università cinesi come hanno già fatto ad esempio Bayern Monaco (con la Tsinghua) e il Borussia Dormund (con la Xi’an Sports University)

-Il prodotto Serie A: La China Media Group si impegnerà nello sviluppo e la digitalizzazione del brand Serie A in Cina. Partiamo da un presupposto, ovvero che il nostro calcio nel paese del Dragone ha perso qualsiasi tipo di appeal a causa di un mancato sviluppo nelle strategie di branding, e siamo lontani anni luce da Germania, Spagna ed Inghilterra. Chi sostiene che la Serie A o i club italiani in Cina sono dei prodotti di successo, mente.
A differenza dei tre paesi citati, il calcio italiano non ha ancora uffici di rappresentanza in Cina e la Seire A è l’unica lega a non aver istituito canali di comunicazione sui social media cinesi (weibo o wechat in primis), strategia che Premier League e Bundesliga hanno attuato diversi anni fa. Inoltre, la Serie A è trasmessa solamente sulla CCTV5 e proprio a causa della mancanza di una strategia comunicativa (ed orari che non sono chinese friendly), il nostro prodotto, come evidenziato nei rapporti annuali di Yutang Sports, viene ignorato dal pubblico cinese, che preferisce guardare campionati esteri che hanno una programmazione attenta ai mercati asiatici.
La strada da fare in tal senso è davvero lunga ed è necessario abbattere molte barriere culturali da parte del tifo italiano, che mal gradirebbe lo spostamento dei big match da orari notturni al primo pomeriggio. Impossibile invece ritrattare i diritti Tv in Cina, dato che la Serie A per  ha venduto il pacchetto globale all’agenzia americana IMG Worldwide fino al 2021, la quale poi rivende i diritti di trasmissione ad ogni singolo stato o macro area geografica.

-Una partita in Cina: Uno dei punti che ha fatto discuter negli ultimi giorni è la proposta (svelata in anteprima dal Financial Times) di disputare una partita ufficiale di Serie A in Cina. Il presidente Gabriele Gravina si è affrettato a smentire il rumors, sostenendo che si potrebbe trattare di partite amichevoli o di match di Coppa Italia (dato che la Supercoppa sui disputerà in Arabia Saudita nei prossimi anni). Recentemente anche La Liga spagnola ha spinto per disputare un match di campionato (nella fattispecie Barcellona-Girona) a Miami, ma la proposta è stata bocciata dalla Uefa. Vedremo se la Serie A riuscirà nel compimento di quest’intento nei prossimi tre anni.
Fra le squadre maggiormente papabili per disputare un mach in Cina, vi sono le Big 3 del nostro campionato, ovvero Juventus, Milan e l’Inter targata Suning, nonchè le uniche che hanno attuato strategie di marketing e godono di buona notorietà fra il pubblico cinese. A questo gruppo potrebbe aggiungersi anche il Parma, la cui minoranza delle quote è di proprietà cinese, della Desports di Jiang Lizhang.

Anche la Serie A dunque entra a far parte della Via della Seta, i presupposti sembrano essere convincenti, ma sarà difficilissimo scalzare la concorrenza estera e riportare il nostro campionato in vetta alle preferenze del pubblico cinese come era negli anni ’90 ed inizio ‘2000, dato che ora, si tratta di un prodotto di nicchia.

Articolo pubblicato su https://www.china-files.com