Lo scorso weekend è ricominciato il calcio delle serie minori cinesi, con la prima giornata di China League One (la serie B) ed il primo turno della Coppa Nazionale (Chinese FA Cup) con i club di League Two e quelli amatoriali impegnati in scontri ad eliminazione diretta. Spesso abbiamo esaltato la potenza economica dei club di Chinese Super League, capaci di spendere nella recente sessione di calciomercato oltre 200 milioni di euro con gli approdi di campioni internazionali quali Marek Hamsik, Fellaini o Mousa Dembele. Ma se scendiamo di categorie, troviamo un contesto estremamente caotico, con club falliti e presidenti arrestati. L’inverno delle serie minori cinesi in  qualche modo è paragonabile alla caotica scorsa estate che ha vissuto il calcio italiano ha vissuto fra Serie B e Lega Pro.

Il fallimento di molteplici club

Il principale scandalo ha riguardato un club di Chinese Super League, quando il presidente del Quanjian Group ed altri 19 dirigenti (leggi qui), proprietario della seconda squadra di Tianjin, sono stati arrestati. Il Tianjin Quanjian, se non fosse stato per l’intervento dello Sports Bureau locale si sarebbe dissolto lasciando un posto vacante in massima serie. Ora il club nel quale milita l’ex rossonero Alexandre Pato è ripartito grazie anche al supporto della Federcalcio Nazionale e ribattezzato Tianjin Tianhai.

E’ dalla Serie B cinese che però hanno iniziato a dissolversi i club: lo Yanbian Funde, massima espressione sportiva della prefettura coreana della provincia di Jilin, ha cessato di esistere poco prima dell’inizio del campionato a causa dell’incapacità di pagare le tasse arretrate (sia la proprietà che il governo locale si sono rifiutate di intervenire). Una grande perdita non solo per la regione di Yanbian, ma anche per la storia del calcio cinese dato che parliamo di un club fondato nel 1955 e vincitore di un campionato nazionale nel 1965.

Inoltre, alla fine della stagione 2018, il Dalian Transcenence, penultimo classificato, ha dichiarato bancarotta, mentre lo Zhejiang Yiteng (12° classificato, basato a Shaoxing), è stato retrocesso d’ufficio per non aver rispettato i parametri infrastrutturali per rimanere in seconda divisione. Secondo quanto riportato lo Zhejiang Yiteng non era fornito addirittura di un centro sportivo e la noncuranza degli investitori potrebbe far presagire ad una smobilitazione del club in futuro.

Le note dolenti arrivano invece dalla terza divisione, che, con l’espansione da 28 a 32 squadre, è stata costretta a ripescare club dalle serie amatoriali agli ultimi istanti. Lo scorso anno l’Anhui Hefei Guigang e lo Shenyang Dongjing, sono stati dichiarati falliti dalla Federcalcio a stagione in corso a causa di pagamenti arretrati negli stipendi. Storia diversa per lo Shanghai Sunfun e lo Yunnan Flying Tigers, che hanno visto i rispettivi presidenti essere arrestati; non trovando dunque nuovi investitori, si è proceduto alla dissoluzione dei due club. Vi sono stati casi in cui gli stessi proprietari hanno annunciato la cessazione degli investimenti, alcuni club hanno trovato nuovi fondi, ma lo Shenzhen Ledman e l’Hainan Boying non hanno avuto la stessa fortuna, ed oggi non esistono più.

Un’opportunità per alcune realtà virtuose

La situazione negli ultimi due anni è stata emblematica: in un contesto economico che non permette di generare profitto, gli investitori, se nel giro di due-tre anni non ottengono risultati, chiudono i rubinetti e lasciano fallire il club. Con l’espansione della terza serie tentata dalla Chinese Football Association vi è stata un’escalation di questi casi, sempre esistiti, ma in misura minore.

Gli scenari descritti hanno però spalancato le porte ad alcune realtà molto interessanti: lo Shaanxi Chang’an Athletic (situato a Xi’an), che lo scorso anno aveva mancato la promozione in League One perdendo la finale playoff ai supplementari, a causa del fallimento dello Yanbian sale in seconda divisione. Quella dello Shaanxi è una realtà tutta particolare: in un contesto nel quale le squadre giocano di fronte ad immensi stadi vuoti, il club di Xi’an negli ultimi due anni ha sempre registrato un’affluenza media superiore ai 20.000 spettatori.

Altra squadra ripescata e promossa dai dilettanti al professionismo (in League Two) è quella dei Qingdao Red Lions, club di proprietà di un consorzio olandese che detiene anche le quote di maggioranza dell’Adelaide United nella massima divisione australiana. I Red Lions di Qingdao non sono gli unici club ad aver ricevuto investimenti stranieri in terza divisione: il Beijing Institute Technology (club dell’omonima università), per il 29% è di proprietà di un fondo spagnolo gestito dall’ex presidente del Barcellona, Joan Laporta, mentre lo Sichuan Jiuniu, è stato recentemente rilevato dal City Football Group, il fondo emiro proprietario del Manchester City.

Quali scenari?

La Chinese Football Association vorrebbe espandere la League One da 16 a 18 squadre, ma in un contesto nel quale la maggior parte dei club faticano a trovare i fondi per sopravvivere, si tratta di una giusta scelta? La realtà è che i club cinesi non generano profitti, ma solo pesanti perdite, anche quelli di Chinese Super League segnano dei rossi in bilancio preoccupanti, non fosse che alle spalle hanno investitori miliardari come Evergrande o l’autorità portuale di Shanghai. Da quest’anno è stato imposto un limite di budget, differente per ogni divisione, ma non sono state promosse politiche per rendere profittevoli i club, dunque, in questo contesto, sarà molto probabile vedere alcune squadre nelle serie minori, alzare bandiera bianca a stagione in corso per problemi economici.

Articolo pubblicato originariamente su China-Files

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