La scorsa settimana la società organizzatrice di fiere calcistiche, Soccerex, ha pubblicato il report annuale con la classifica dei 100 club più ricchi al mondo (scaricabile qui)e dal punto di vista cinese, emergono dati molto interessanti: il Guangzhou Evergrande, il club allenato da Fabio Cannavaro, si posiziona al 12mo posto, mentre Cina e Stati Uniti, complessivamente detengono quote nei 30% dei club presenti in classifica.

I metodi di valutazione per la compilazione della classifica sono vari, fra cui il valore della rosa, gli assets (stadi ed infrastrutture di proprietà) e potenziale d’investimento dei proprietari. Il Guangzhou Evergrande si posiziona appena fuori dalla Top 10, perdendo ben otto posizioni rispetto allo scorso anno.Come indicato nel report, il dodicesimo posto del club cinese è dato fondamentalmente dai proprietari, Xu Jiayin del fondo immobiliare Evergrande e Jack Ma, fondatore di Alibaba, che sono rispettivamente il secondo ed il terzo uomo più ricchi di Cina secondo la classifica 2018 stilata da Fortune List.

Di per se infatti, il Guangzhou, è il 68mo club al mondo per valore della rosa ma il fatturato del club è alquanto irrisorio confrontato con le spese, di appena 55 milioni di euro lo scorso anno, equiparabile ad un club di bassa classifica in Serie A. Eppure, con un patrimonio personale combinato dei due proprietari, pari a 64 miliardi di euro circa, l’Evergrande può permettersi qualsiasi tipo di perdita sul mercato. La totale dipendenza da questo fattore e l’incapacità di crescere dal punto di vista del marketing e delle sponsorizzazioni ha causato un calo generale nel ranking dei club della Chinese Super League, a fronte di un contesto globale sempre maggiormente competitivo e rivolto all’innovazione.

Nella Top 100 sono presenti anche altri 7 club della Chinese Super League, fra parentesi inseriamo il nome del principale investitore ed il settore nel quale opera:

63° Shanghai Sipg (Shanghai Int. Port Group: Logistic)
69° Beijing Guoan (Sinobo Group: Real Estate)
75° Jiangsu Suning (Suning Commerce Group: Retail)
86° Shanghai Shenhua (Greenland Group: Real Estate)
89° Hebei Fortune (China Fortune Land: Real Estate)
94° Shandong Lueneng (Luneng Group: Energetico)
100° Tianjin Quanjian (Quanjian Group: Medico)

Suning è già nota al pubblico italiano in quanto proprietaria dell’Inter, mentre Sinobo group, oltre ai pechinesi, recentemente è divenuto azionista di maggioranza dello Slavia Praga in Repubblica Ceca. In questa classifica invece non dobbiamo più contare il Tianjin, dato che il Quanjian Group è andato in bancarotta dopo l’arresto del presidente e di alcuni dirigenti: il club è stato rifondato con il nome di Tianjin Tianhai con il supporto economico della Federcalcio cittadina. Rispetto allo scorso anno esce dalla Top100 Mondiale il Chongqing Dangdai, club il cui proprietario è Jiang Lizhang, azionista di minoranza del Parma Calcio.

In classifica sono presenti anche club nei quali investitori cinesi detengono delle quote: al primo porsto della classifica vi è per l’appunto il Manchster City, il cui fondo proprietario, il CIty Football group, per il 13% appartiene China Media Capital e della Citic Group.Al 17mo posto troviamno i francesi dell’Olympique Lione, il cui 20% delle quote appartengono alla IDG Capital; al 24mo l’Inter, il cui 69% è in mano a Suning; al 28mo e 34mo due club di Premier League, rispettivamente il Wolverhampton (del conclomerato Fosun) e il Southampton (acquistato nel 2018 dal fondo immobiliare Zhejiang). Al 64mo l’Espanyol della Restar Group, che recentemente ha acquistato il calciatore cinese Wu Lei dallo Shanghai Sipg. Completano la classifica l’OGC Nice in Ligue 1 (Albar Hotel Collection) e l’Aston Villa nella seconda serie inglese (Recoon Group).

La Soccerex Football Finance 100 ci da un’idea ben chiara, di come la Cina, a livello di club calcistici, sia un paese non trascurabile, ma che al contempo necessita di un chiaro rinnovamento. La recente smobilitazione nell’investimento di alcuni club (fra cui Milan e Atletico Madrid) e le limitazioni imposte dal governo sono dei fattori che possono limitare la crescita e l’influenza a questi livelli. Inoltre, come evidenziato, i club della Chinese Super League non dispongono ancora di una strategia economica (e di un contesto adeguato) per una crescita sostenibile che sia indipendente dalle iniezioni continue di capitale da parte dei proprietari.

Articolo pubblicato su China-Files

 

 

 

 

 

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