Pechino 北京, Běijīng, letteralmente “capitale del nord “è la terza città al mondo per popolazione, la Capitale della Repubblica Popolare Cinese ed attualmente centro culturale politico ed amministrativo della Cina.

Fondata nel lontano 907 dalla dinastia d’origine barbara dei Liao prese il nome di Nanjing: “Capitale Meridionale”; nel corso della sua millenaria storia ha subito invasioni e devastazioni venendo addirittura completamente ricostruita in epoca Yuen. Prese il nome di: Běijīng grazie all’imperatore Yǒnglèeterna felicità– terzo imperatore della dinastia dei Ming, che fece costruire la cinta muraria che ancora oggi circonda la capitale.

Il calcio è un elemento fondamentale nella politica di Soft Power cinese: per capirci paragonabile all’importanza dell’industria cinematografica per l’America nei primi anni 90′. L’obbiettivo dichiarato di Xi Jinping è quello di portare la nazionale del dragone sul tetto del mondo entro il 2050. Pechino come capitale politica e non solo della Cina non poteva non essere immersa in questo enorme vortice e il 31 marzo l’industria del mondo si fermerà per qualche ora per 22 giocatori in un campo da calcio.

Il Beijing Renhe è la squadra di casa.

Ecco immaginate” Casa” e Beijing Renhe come due rette parallele che non s’incontreranno mai.

Il club nasce nel lontano 1995 a Shanghai con il nome di: International, nel 2005 si sposta (a seguito dello scandalo combine che aveva coinvolto tutta la Cina calcistica e non) nella provincia dello Shaanxi cambiando nome in: Xi’an Chanba International e nel 2010 dopo l’ennesimo cambio alla guida della società il Renhe Commercial Holding Company sposta la squadra nella provincia di Guizhou per motivazioni ancora una volta economiche-politiche lasciando la città di Xi’an ed un pubblico che aveva iniziato a seguire con interesse le sorti della squadra (media di 28 mila spettatori a partita).

Calma apparente.

Dopo un inizio scoppiettante infatti (vittoria CFA Cup nel 2013 e Supercoppa nel 2014) il nuovo Guizhou Renhe inaspettatamente conclude nel 2015 il campionato al penultimo posto retrocedendo in League One ed ancora una volta in seguito a nuovi progetti commerciali della Commercial Holding Company la squadra si sposta questa volta a Pechino nella capitale raggiungendo: il Beijing Enterprises (attualmente militante in League One), il Beijing Institute Technology FC , attualmente in League Two ma soprattutto il Beijing Guoan.

Spostamento che provoca discussioni e polemiche che non fanno che aumentare ed incendiarsi quando alla squadra viene assegnato il Fengtai Stadium, nell’omonino distretto che conta 2.2 milioni di abitanti, con 40 mila posti a sedere, una delle chiavi per la promozione in Chinese Super League, nonostante una media di spettatori che non superava i 3 mila a partita. La rosa di Luis Garcia è dotata di buone individualità ed esperienza: le stelle sono l’ecuadoregno Jaime Ayovi: 20 gol in 29 presenze nella scorsa stagione, il funanbolico trequartista brasiliano Ivo ed i 2 nuovi arrivati Augusto Fernandez che a 31 anni ha scelto di firmare il contratto della vita dopo una discreta carriera europea e Benjamin Moukandjo arrivato all’ultima giornata di mercato dal Jiangsu Suning di Fabio Capello.

L’obbiettivo per la seconda squadra della capitale è quello di salvarsi e provare a creare un rapporto con una Fan Base che attualmente vede il Beijing Renhe come un semplice passatempo rispetto al rapporto duraturo e fedele con il Guoan.


La squadra della capitale

L’altra faccia di Pechino è profondamente: antifascista, Punk e strettamente legata al movimento Skinhead Sharp (Against racism prejudice) una vera e propria cultura Ultras con gruppi che portano nomi italiani i più celebri: Curva NordLFAM (Lotta fino alla morte).

La nascita della società risale al lontano 1955, è da sempre il “Club della capitale” a cui nel corso della storia è sempre stato fornito un appoggio significativo da parte del governo. Quella delle Imperial Guards è infatti una squadra marcata da una grandissima contraddizione: finanziata dal ministero dello Sport ma allo stesso tempo la squadra del popolo per eccellenza. Quest’anno come non accadeva da tempo la rosa è di primissimo livello e pronta non solo a guadagnarsi la qualificazione alla prossima Asian Champions League ma anche per provare l’assalto al titolo nazionale che manca dal lontano 2009. I nuovi arrivati sono: il portiere Chi Wenhey,che andrà a sostituire l’infortunato Yang Zhi, arrivato dal Yanbian Funde, squadra della prefettura coreana appena retrocessa dalla CSL nella scorsa stagione, il centrocampista Chi Zhonguo classe 89 anche lui appena arrivato dalla società con sede nella provincia di Jinan ma soprattutto: Cedric Bakambu ,attaccante Ex Villareal considerato uno dei pezzi pregiati di questo mercato e Wei Shihao che viene unanimemente considerato il miglior talento cinese degli ultimi 10/15 anni.

E’ delle ultimissime ore di mercato l’ingaggio di Jonathan Viera arrivato dal Las Palmas con un ingaggio Monstre non così inusuale in CLS. Pezzi pregiati che si vanno ad aggiungere ad un ossatura ben definita che può contare tra gli altri: Zhang Xizhe, idolo del Workers Stadium passato nel dicembre 2014 al Wolfsburg senza però avere mai la possibilità di debuttare ufficialmente e Renato Augusto incluso nella lista dei “15” di Adeonor Leonardo Bacchi conosciuto ai più come” Tite” allenatore della Selecao Brasiliana, pronto quindi a diventare il primo giocatore di proprietà di un Club di Chinese Super League a giocare un Mondiale.

Interessante vedere come non si tratta del primo Derby Pechinese della Chinese Super League visto che qualche anno fa il Liaoning per problemi di capienza allo stadio si trasferì per una stagione nella Capitale Cinese.

Napoleone Bonaparte descriveva la Cina come (中国“Un leone dormiente, che quando si sveglierà scuoterà il mondo”. Il Derby di Pechino ha tutte le carte in regola per dimostrare la fine di questo letargo… calcistico ovviamente.