Lo scorso 20 ottobre è iniziata la nuova stagione dell’Indian Super League (ISL), ovvero la massima competizione calcistica indiana, nata solo nel 2014, che mira a divenire uno dei tornei più ricchi, competitivi e seguiti d’Asia (e non solo).

Di seguito troverete un piccolo approfondimento sul sistema calcistico indiano, e sulla nuova stagione dell’ISL che ha preso da qualche giorno il via.

Una nazione, due “Serie A”, e un solo posto per l’AFC Champions League

L’ISL non è la sola prima divisione d’India, infatti ad affiancarla c’è la meno giovane I-League, quella che fu istituita come la prima lega indiana professionista, nata dodici anni fa. Ma l’I-League ha fatto notare fin da subito un’importante difficoltà di crescita (sia dal lato della lega stessa, sia da quello delle società), dovuta probabilmente ad una gestione e organizzazione del campionato arcaica e assolutamente non in linea con il contesto contemporaneo. Per esempio non si fu in grado di attirare importanti sponsor nel torneo, e solo una bassa percentuale del compenso derivante dalla vendita dei diritti televisivi viene tuttora diviso tra i club.

A questo punto l’All India Football Federation (AIFF) decise nel 2013 di approvare la nascita di una nuova competizione nazionale, che potesse finalmente porre le basi per un importante sviluppo del calcio nella nazione, a livello sia di club, sia di rappresentative nazionali che, soprattutto, di business. Venne così creata l’ISL, con una struttura volutamente del tutto simile a quella dell’Indian Premier League (IPL), ovvero la massima lega di cricket al mondo, e una delle competizioni sportive più seguite dei 5 continenti. Il formato prevede dunque un torneo basato su un sistema a franchigia, composto da 8 squadre, e giocato da ottobre a dicembre. Inoltre, a differenza dell’I-League (strutturata in un girone unico da 11, con sfide di A e R, e disputata tra gennaio ad aprile) non è prevista alcuna retrocessione.

Coreografia del gruppo di tifosi West Block Blues, sostenitori del Bengaluru FC

Ma l’aspetto più rilevante è il fatto che la lega sia stata realizzata in collaborazione con tre colossi industriali: la Reliance, una delle più importanti conglomerate del paese (già proprietaria di uno dei più titolati club di cricket dell’IPL: il Mumbai Indians), l’IMG, compagnia statunitense che ha affari nei campi di media, moda e sport (sussidiaria della holding per talent agencies Endeavor, che ha interessi in buona parte dell’entertainment americano), e la Star India, il più grande network televisivo indiano.

Questi tre hanno permesso di attirare nell’ISL importanti sponsorizzazioni, una vasta copertura televisiva nazionale (che oggi arriva al 96% del territorio), e grandi personaggi pubblici locali tra i proprietari dei club (provenienti soprattutto da Bollywood e dal mondo del cricket).

Nonché campioni del calcio europeo ormai a fine carriera (come Alessandro Del Piero, che nel 2014 vestì la maglia del Delhi Dynamos). Tutto ciò è andato a confezionare un pacchetto appetibile soprattutto a quella che viene chiamata l’India’s younger “European” generation of football fans, ovvero i giovani adolescenti della classe media indiana interessati al calcio europeo. E i risultati non si sono fatti di certo attendere, con la seconda stagione che registrò un’affluenza media superiore alla Serie A, di ben 27 mila spettatori.

Alessandro Del Piero durante la sua breve esperienza al Delhi Dynamos, società oggi scomparsa

Dal 2014 in India sono presenti quindi due prime divisioni, ma de facto la lega ufficiale rimaneva l’I-League, in quanto l’ISL è stata riconosciuta ufficialmente dall’AFC solo nel 2017. E per ottenere il riconoscimento l’ISL è andata sia ad allungare la stagione fino a cinque mesi (fine ottobre-inizio marzo), coincidendo così con l’I-League (con la conseguente perdita di parte del pubblico), sia ad allargare il numero di squadre a 10.

Da quest’anno, inoltre, grazie all’approvazione da parte dell’AFC del piano di sviluppo del calcio indiano proposto dall’AIFF poche settimane fa, l’ISL è stata finalmente riconosciuta come la prima competizione calcistica nazionale. E dunque questo vuol dire innanzitutto che da questa stagione è assegnato a lei il posto nei preliminari dell’AFC Champions League, e non più all’I-League.

Il piano avrà termine nel 2024-2025, quando l’Indian Super League aprirà alla retrocessione, e l’I-League diverrà ufficialmente la seconda divisione.

L’Indian Super League 2019/2020

Per ovvie ragioni, dunque, l’ISL è divenuta oramai il principale campionato indiano di calcio, soprattutto da quando si è unito alla lega anche il Bengaluru FC, praticamente l’unico club che valeva la pena di seguire in I-League.

Il formato del torneo vede 10 squadre disputare il classico girone all’italiana, con sfide di andata e di ritorno. Le prime quattro accederanno ai play off, per decretare così il vincitore del torneo. Ma attenzione, in Champions andrà chi si piazzerà primo durante la fase regolare. Mentre, per almeno questa stagione, al vincitore dei play off non è assegnato nessun posto nelle competizioni continentali, in quanto l’altro posto per l’AFC Cup riservato all’India, andrà al vincitore dell’I-League.

Concentrandoci sulle squadre, ad oggi le favorite al titolo sono tre: Bengaluru FC (i campioni in carica), FC Goa (i vicecampioni), e ATK (i più forti sulla carta).

Il Bengaluru è senza dubbio tra i top club del calcio indiano contemporaneo. In soli sei anni di vita il club è infatti riuscito a conquistare ben 3 titoli nazionali (tra I-League e ISL), 3 coppe nazionali, e la storica finale di AFC Cup nel 2016, persa gli iracheni dell’Al-Quawa Al-Jawiya. Inoltre, questi successi sono stati sicuramente d’aiuto per la formazione di quello che viene considerato attualmente come il gruppo di tifosi più importante di tutta la nazione, i West Block Blues.

Tra i principali giocatori indiani (tutti nel giro della nazionale) troviamo: il primo portiere Gurpreet Singh Sandhu (1996), il laterale avanzato Udanta Singh (1996), il terzino Ashique Kuruniya (1997), e il giocatore indiano più forte di sempre, l’ormai trentacinquenne Sunil Chhetri. Invece, per quanto riguarda gli stranieri, spiccano sia il brasiliano trequartista Rapahel Augusto (1991), che i tre spagnoli over 30: la punta Manuel Onwu (1988), l’ala Dimas Delgado (1983), e il difensore centrale Juanan (1987).

Sunil Chhetri, capitano del Bengaluru FC e della nazionale maggiore indiana

Parlando dell’FC Goa, il club è originario della provincia omonima, ovvero di una delle zone indiane in cui il calcio è più seguito. Il bel gioco è infatti qui lo sport più popolare, e ciò si deve soprattutto alla colonizzazione portoghese, che governò questa regione ininterrottamente per più di 400 anni, fino al 1961, anno dell’indipendenza nazionale indiana.

Difatti lo stadio di casa, pur contando solo 19 mila posti circa, registra frequentemente il tutto esaurito, ed ha una percentuale di riempimento che finora si è sempre assestata al di sopra del 90%, numeri da Premier League e Bundesliga.

La squadra è allenata dallo spagnolo Sergio Lobera (carriera decennale nelle giovanili del Barcellona), e tra i giocatori locali più interessanti troviamo: il terzino classe 1992 Manda Rao Dessai, il numero 10 Brandon Fernandes (1994), e il centravanti Manvir Singh (attuale prima punta titolare della nazionale). Tra gli stranieri, ossatura fondamentale della squadra, segnaliamo: il centrale difensivo senegalese Mourtada Fall, classe ’87, pedina imprescindibile di una delle migliori difese del campionato; e la mezza punta spagnola Coro (1983), capocannoniere delle ultime due stagioni dell’Indian Super League.

Infine è il turno dell’ATK (Atlético de Kolkata), club proveniente da un’altra delle regioni indiane dove il calcio è lo sport principale insieme al cricket, ovvero il West Bengal, e più precisamente dalla città di Calcutta. Nella prime due stagioni l’ATK ha avuto una media di 48 mila spettatori per partita, poi diminuita drasticamente (a circa 15 mila), probabilmente a causa della coincidenza dell’ISL con l’I-League, in cui militano due storici club di Calcutta: l’East Bengal FC e il Mohun Bagan A.C. (che ha compiuto quest’anno 130 anni!).

Anche nell’ATK troviamo uno spagnolo a guida della squadra, ovvero Antonio Habas, che è nell’ISL fin dalla sua nascita (2014). Sono due i giocatori locali in questo momento più in vista: il terzino Pritam Kotal (1993), e il centrale difensivo Anas Edathodika (1987), quest’ultimo ancora nel giro della nazionale maggiore. Per quanto riguarda gli stranieri, si fa subito notare la nuova coppia di centravanti, proveniente dall’Wellington Phoenix: il figiano Roy Krishina (1987), capocannoniere dell’ultima A-League, e l’australiano David Williams (1988), 11 gol nella passata stagione. Menzioniamo anche il centrale difensivo/mediano irlandese Carl McHugh (1993), arrivato quest’anno all’ATK dopo tre stagioni piene al Motherwell, in Scottish Premiership.

Roy Krishna, giocatore dell’anno e capocannoniere dell’A-League 2018-2019

L’India Super League dunque non è assolutamente un campionato da sottovalutare e questo lo dimostrano prima di tutto le stesse squadre che ne fanno parte, il cui livello si sta alzando di anno in anno, permettendo così una crescita di tutto il movimento calcistico indiano che, se continuerà in questa maniera, potrà finalmente riuscire ad entrare nel limbo del calcio asiatico (oggi l’india è solo al 15° posto nel ranking AFC per le competizioni continentali). Ed in tutto ciò ne potrà beneficare allo stesso modo la nazionale maggiore, che continua a portare a casa risultati altalenanti e poco rassicuranti per il futuro.

La strada dunque è ancora molto lunga, ma il sentiero intrapreso fa ben sperare, sembra essere quello giusto. Al prossimo articolo sull’ISL!

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