Il trasferimento di Han Kwang-Song alla Juventus rappresenta una notizia di primo piano per il calcio nordcoreano, paragonabile forse solo al celebre gol di Pak Du-Ik all’Italia del Mondiale del ’66: mai fino ad ora un nordcoreano ha ottenuto un ingaggio così prestigioso, sia da un punto di vista tecnico che di immagine. È un investimento di immagine eccezionale per la piccola nazione asiatica che piazza uno dei suoi cittadini più celebri in una squadra che primeggia a livello mondiale in quanto a popolarità e capacità di “penetrare” a livello mediatico e social: non sorprenderà infatti che nelle prossime settimane digitando “North Korea” su un qualsiasi motore di ricerca la notizia la farà da padrone, mettendo da parte le tensioni nella penisola coreana o le bizzarre fake news attribuite a Kim Jong-Un.

In questo campo Han rappresenterà per la Corea del Nord quanto Yao Ming ha rappresentato per la Cina: un formidabile strumento di soft power. Ma non fermandosi solo all’aspetto mediatico, il colpo Han sarà un decisivo investimento anche dal punto di vista tecnico. Il rapporto con il Cagliari era ormai ai minimi, con un allenatore abituato a lavorare con giocatori fatti e finiti e poco incline alle scommesse, Han era destinato ad una stagione da assoluto comprimario (addirittura in tribuna nella prima uscita stagionale). Dopo due stagioni particolari, contraddistinte da due prestiti turbolenti al Perugia, il coreano aveva piantato i piedi: o rimango nel progetto o preferisco la cessione definitiva, rifiutando numerose destinazioni a titolo temporaneo.

La Juventus, che già aveva attivato le antenne nel gennaio di due anni fa, dopo il primo exploit a Perugia (7 gol nella prima metà stagione in Serie B) non si è fatta pregare due volte nell’investire 5 milioni sull’attaccante di Pyongyang, godendo di un buon rapporto con la dirigenza cagliaritana. Si tratti di un mero giro di soldi, di un’operazione che può generare plusvalenza o di una possibile apertura in un mercato asiatico sul quale la Juve punta con forza poco importa: trovarsi alle dipendenze di Sarri, allenarsi con Cristiano Ronaldo e compagnia, giocare nella Juventus B e alternare qualche panchina in quella A, non può che fare bene e ridare entusiasmo ad un talento che in molti danno già lontano dalle premesse di inizio carriera.

Articolo a cura di Marco Bagozzi, amministratore della Pagina: Chollima Football Fans

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