La Chinese Super League continua a spendere ingenti quantità di denaro nel calciomercato. Chi sono i nuovi volti di questa stagione? Ce ne parla Iacopo Iandiorio della Gazzetta dello Sport

La Cina è sempre più vicina. All’Europa. Per giro d’affari la Chinese Super League chiude questa stagione quale sesto mercato mondiale, dietro alle 5 top League europee, con un valore di poco sotto i 300 milioni di euro per gli acquisti. Non è un novità, visto che già il 2015-2016 vide i club cinesi muovere qualcosa come 415 milioni euro, piazzandosi al 5° posto assoluto al mondo, davanti alla Ligue 1 francese.

Non si considerano i riscatti di Paulinho (€41Mil.) e Talisca (€20Mil.) da parte del Guangzhou Evergrande, giocatori già presenti lo scorso anno.

Ma questa conferma arriva dopo una serie di “avvertimenti” del governo centrale di Pechino alla oculatezza. Sarà anche per questo, e per le tasse, che le società della Super League si sono fermate a 300 milioni, comunque in crescita rispetto ai 150 della scorsa stagione. Chiaro che partendo ora la nuova stagione 2019 il mercato invernale abbia viaggiato sui 200 milioni, testa a testa col mercato di riparazione in Premier, e quindi per il primo posto al mondo.

Dato altresì interessante è quello del saldo, la differenza fra spese ed entrate: perché qui la Cina è sul podio degli spendaccioni del 2018-19 (-200 milioni), dietro a Inghilterra (oltre un miliardo di deficit), e Serie A (-320 milioni), ma davanti a Liga, Bundesliga e Ligue 1 (questi ultimi due addirittura in attivo). Solo i sauditi, altro mercato in crescita, spendono quasi quanto i cinesi, con 170 milioni in perdita.

I pezzi pregiati? Paulinho, ex Barça, riscattato per 42 mln dall’Evergrande di Cannavaro, come l’ex attaccante del Benfica Talisca (19 mln); il “napoletano” Hamsik al Dalian per una ventina di mln, il belga Fellaini allo Shandong di Pellé (12), la punta ex Esapanyol Leo Baptistao al Wuhan Zall neopromosso, l’altro puntero dalla Liga Emmanuel Boateng dal Levante al Dalian. E poi Moussa Dembélé ex Tottenham e Sandro Wagner dal Bayern al Tianjin Teda. Insomma come al solito a Pechino e dintorni in arrivo punte e centrocampisti d’esperienza.

E qua si dà ragione all’ex c.t. Marcello Lippi, che alla vigilia del quarto di finale contro l’Iran nella recente coppa d’Asia negli Emirati, perso malamente 3-0, si lamentava della mancanza di attaccanti cinesi. Infatti, a parte Wu Lei, appena trasvolato all’Espanyol in Liga, e ultimo re dei bomber della Super League (27 gol), il panorama non offre molto. Gli altri attaccanti della nazionale in coppa erano tutti sopra i 30 anni, tranne Wei Shihao, 23, fresco acquisto dell’Evergrande dal Guoan, che però negli Emirati ha fatto solo panchina. E anche le alternative lasciate a casa avevano oltre 30 anni. D’altronde se si sfoglia l’ultima classifica cannonieri della Super League oltre al già citato Wu Lei, non si incontra nessun cinese fino al n. 17, Xuesheng, prossimo 30enne, e Gao Lin n.25 e 33 primavere. Insomma, come direbbero negli Usa: “Pechino, abbiamo un problema: il gol”.

Già, perché è vero che si possono schierare solo 3 stranieri in campo, ma quasi tutti i club, tranne l’Evergrande, comprano attaccanti. Come i campioni in carica dello Shanghai Sipg, coi brasiliani Hulk, Elkeson e Oscar. O il Luneng di Pellé e Roger Guedes (ex Atl. Mineiro), arrivato per il connazionale Diego Tardelli, il Goan di Bakambu e Renato Augusto, o il Jiangsu di Suning con l’ex azzurro Eder e l’ex Shakhtar Alex Teixeira. Insomma se le punte cinesi non hanno chance è chiaro che non crescono. Magari imparano da tutti questi stranieri, però la coppa d’Asia ha detto che non basta imparare.

 

Iacopo Iandiorio
Gazzetta dello Sport