Il 10 ottobre 2019 è entrato nella storia dell’Iran. Ma non (solo) sul piano calcistico. Allo stadio Azadi di Tehran – sì, quello che ha ospitato fino a 120.000 spettatori – dopo circa quarant’anni hanno messo piede delle donne.

Qualcuno dirà: – «Eh capirai, cosa vuoi che sia, avevano un settore riservato solo a loro, senza poter sedersi accanto al padre o al fratello o al figlio o al ragazzo o a chi per lui. Eppoi il settore donne era per giunta separato dagli altri da una recinzione artigianale, con la foto del saldatore che ha fatto il giro del mondo».
Dirà qualcun altro: – «Eppoi, non dimenticare che un mese prima una ragazza iraniana si era data fuoco dopo aver saputo di rischiare la galera per il fatto di essere entrata allo stadio travestita da uomo».

Attenzione. È chiaro che sono necessari dei miglioramenti, però è un evento da non sottovalutare. Perché quelle donne erano in possesso di un regolare e normalissimo biglietto, come gli altri spettatori uomini. Invece in passato le poche donne entrate allo stadio erano tutte selezionate o raccomandate: era andata così per l’amichevole Iran-Bolivia (16 ottobre 2018) e per la finale di ritorno di Champions League Asiatica (Persepolis-Kashima Antlers, 10 novrembe 2018).

Per la cronaca, la nazionale di calcio iraniana ha battuto la Cambogia per 14-0 regalando alle sue tifose una giornata indimenticabile. Alla fine del match, il capitano Masoud Shojaei ha guidato la squadra sotto il settore donne per salutarle con applausi.

Come mai le donne hanno il divieto di andare allo stadio in Iran? In realtà non c’è alcuna legge scritta, al riguardo. E nessuna motivazione religiosa, a livello ufficiale. Le scuse più addotte sono:
– Incolumità. Perché negli stadi avvengono episodi di violenza: lanci di pietre, fumogeni, risse;
– Maleducazione. I tifosi maschi, uomini o più giovani, intonano cori a volte (!) molto volgari, che non è bene far sentire al gentil sesso;
– Pudore. Non sarebbe bene che le donne guardino i calciatori in pantaloncini e magliette a maniche corte.

A parere di chi scrive, in Iran per anni l’ingresso negli stadi semplicemente non è stato permesso per un maschilismo predominante. La morte di Sahar Khodayari, ribattezzata la “Blue girl” (perché tifosa dei Blu dell’Esteghlal di Tehran allenato da Andrea Stramaccioni), non è il motivo del cambiamento. Il messaggio della FIFA dello scorso 21 settembre è stato il punto di arrivo di un lavoro iniziato due anni fa in occasione della visita di Gianni Infantino dal presidente iraniano Hassan Rohani.

La notizia passata inosservata è stata che il campionato iraniano quest’anno è iniziato con un mese di ritardo, ufficialmente per adeguare gli stadi agli standard di sicurezza: biglietteria elettronica, tornelli di accesso, separazione dei settori per le tifoserie, ecc… Inclusa la previsione di accessi e settori per le donne.

Quello del 10 ottobre è stato un test, adesso bisogna vedere cosa avverrà per il campionato. Intanto su Instagram si è confermato un successo dall’interno dell’Iran: giocatori, allenatori, giornalisti, artisti, sono tutti per le donne allo stadio.