9 Maggio del lontano 2007: il Manchester United di Sir Alex Ferguson, fresco vincitore della 9° Premier League della propria storia, si presenta a Stamford Bridge, casa degli acerrimi rivali del Chelsea, guidati dal Manager portoghese José Mourinho, con una formazione sperimentale atta ad evitare infortuni e squalifiche, in vista dell’imminente finale di FA Cup (persa poi per 1-0 proprio contro i Blues). Sir Alex decide quindi di schierare uno “Starting Eleven” decisamente insolito: in porta l’eterno secondo di Van der Sar e cioè Kuszczak; poi difesa a 4 con Kieran Lee, Brown, O’Shea, Heinze, centrocampo inesperto e ricco di incognite composto da Chris Eagles, Alan Smith, Fletcher, Kieran Richardson e, nel reparto d’attacco, una coppia che avrebbe meritato una approfondita esegesi in un qualche corso di studi sociali di prestigiosi dipartimenti universitari: Solskjaer e Dong Fangzhuo.

Facciamo un salto di otto anni e due mesi. È il 21 Agosto 2015: Dong Fangzhuo partecipa ad uno show televisivo cinese durante il quale si sottoporrà, in maniera gratuita, ad una plastica facciale per evitare, in questa maniera, di venir riconosciuto ogni qualvolta entri in contatto con il crudele mondo esterno.

Nell’ottica religiosa e filosofica orientale, il frutto delle azioni compiute da ogni vivente determina delle conseguenze più o meno positive, a seconda della natura del nostro agire. Ma, nella cultura cinese, a differenza di quella indiana, l’uomo raccoglierà i frutti della sua semina già in questa vita, senza dover aspettare l’esito di una potenziale differente rinascita nella gerarchia degli esseri viventi. Non esiste una reale entità divina che punisce o premia: al suo posto, piuttosto troviamo il concetto di , immutabile quanto perfetto, un principio volto al tentativo di riequilibrare il mondo.  Evitando di avventurarci in una pericolosa deriva metafisica, sembra comunque chiaro che, secondo questa prospettiva, Dong Fangzhuo ha accumulato, abbondantemente, nel breve volgere di appena 8 anni (8 è anche il numero ‘fortunato’ per eccellenza nella cultura cinese, per via della pronuncia molto simile a: (fā), ideogramma che indica cioè prosperità/successo) del Karman negativo. Senza dimenticare il fondamentale precetto del 五行: secondo tale modello, infatti, gli squilibri a livello lavorativo portano ad inevitabili  problemi di natura psicologica e fisica. Questa in breve la parabola di Dong Fangzhuo; ma questo declino, tra l’ improvvido ed il repentino, merita di essere raccontato con maggiore accuratezza.

The Theatre of Dreams

Dicembre del 2006: Sir Alex Ferguson ufficializza a MUTV l’imminente ritorno a Manchester, dopo due anni di prestito ai belgi del Royal Antwerp, necessari per assicurarsi il work permit, obbligatorio per poter giocare in Inghilterra, di Dong Fangzhuo, all’epoca 21enne, prelevato nel gennaio del 2004 per una cifra vicina 3.5 milioni dal Dalian Shide.

I don’t know anything about Antwerp and the Belgian league but I am not disappointed to be here“.

Nonostante questo biglietto da visita non proprio incoraggiante (non paiono certo frasi che consentano di diventare beniamini del nuovo club di cui si entra a far parte) nella sua esperienza in prestito, prima nella Belgian Pro League, ora Jupiler League, poi nella Proximus League, seconda divisione belga, il classe ’85 impressiona un po’ tutti.

Minuto 0.25 punizione dalla trequarti, destro potente e preciso: se aumentate la qualità del video, si può vedere Sir Alex Ferguson “sfregarsi” le mani.

Il ragazzo mostra: una buonissima tecnica di base, una discreta rapidità sullo stretto e soprattutto un cinismo sotto porta che lo rende un titolare inamovibile per Marc Grosjean – attualmente Manager senza squadra dopo una brevissima esperienza alla guida del Royal Excelsior Virton (terza serie belga) -. Nella retrocessione della stagione 2004/05, dalla Belgian Pro League alla Proximus League, il numero 9 del Royal Antwerp è un attore secondario: solo 9 presenze, spesso da subentrato, che gli bastano però per realizzare la prima rete europea nella vittoria esterna contro il Cercle Bruges l’11/04/04. Fuori dal campo, Dong ricalca a pieno il luogo comune che vuole il buon cittadino cinese silenzioso e lavoratore, un perfetto subalterno che, alle parole, preferisce decisamente i fatti, sottoponendosi a diverse sedute extra, pur di migliorare diversi aspetti del suo gioco.  I risultati si vedono già nella stagione seguente.

Nella Proximus League, infatti, il “bottino” del classe ’85 non è niente male: 27 gol in 42 presenze, media di un gol ogni 115′ minuti giocati. Difficile chiedere di più ad un giovanissimo arrivato, letteralmente, dall’altra parte del mondo solo pochi mesi prima. Dong, nel corso della sua seconda stagione in Belgio, ripaga le attese e le bellissime parole utilizzate nei suoi confronti da parte di Sir Alex Ferguson, al momento del suo acquisto nel lontano 2003: “explosive talent with speed and phisicality“. Tanto che il Manager Scozzese, in un paio d’occasioni, prende l’importante e curiosa, per certi versi, decisione di visitare Anversa, per seguire, dal vivo, gli straordinari progressi di uno dei papabili numeri 9 del futuro dei Red Devils.

Paul McGuinness, manager Under 18 del Manchester United lo descrisse al ritorno dal prestito, come: ” a strong player, really strong. That is what struck us, that a player from Asia would have that level of strength.” Ora, proprio partendo da questa limpida dimostrazione di professionalità, appare difficile, se non impossibile, comprendere ed oggettivare, le cause che sono alla base del suo più totale fallimento sportivo e, per certi aspetti, anche umano. Nel dicembre del 2006, grazie anche al titolo di capocannoniere vinto con 18 centri nella seconda Divisione Belga, il ragazzo ottiene il tanto agognato “work permit” e torna in Inghilterra, pronto al debutto in Premier League. Complice la sua popolarità in Cina, Dong partecipa da protagonista, particolare non di piccolo conto per un ragazzo abituato alla serenità del Liaoning  辽宁(il secondo carattere:”Níng” significa proprio tranquillità), a diverse campagne pubblicitarie ed umanitarie tra cui quella dell’Unicef, in compagnia di Rio Ferdinand e Ryan Giggs.

GUANGZHUO, CHINA – JULY 26: Manchester United players support UNICEF and the Government of China’s children and AIDS campaign – which includes combatting stigma by informing the public about the facts, such as not being able to contract HIV/AIDS through hugging or holding hands with people who are HIV positive, on 26 July 2007 in Guangzhuo, China. (Photo by John Peters/Manchester United via Getty Images)

Inevitabilmente, arrivano con la popolarità i primi problemi e le prime complicazioni di carattere culturale/linguistico: più di quanto avvenuto in Belgio, il ragazzo ha problemi di comunicazione dentro e fuori dal campo che rendono, ovviamente, molto più complesso l’ambientamento e l’impatto con uno dei campionati più fisici e duri d’Europa. Nonostante il talento non manchi e l’esordio in Premier League arrivi solamente dopo 5 mesi di “apprendistato” con la squadra delle riserve dei Red Devils (per evitare ogni sorta di effetto schock), Dong non riesce in nessuna maniera a trovare una dimensione positiva in quel di Manchester. Dopo i positivi 73′ minuti giocati da titolare a Stamford Bridge, il ragazzo scompare dai Radar: problemi muscolari ed una “terribile timidezza”( parole di Paul McGuinness) segnano il suo futuro all’Old Trafford.

E pensare che al suo esordio in Premier il “fato” volle che ad accoglierlo ci fosse la Guard of Honor dei giocatori del Chelsea, capitanati da John Terry.

Per ritrovarlo in campo, in gare ufficiali, bisogna aspettare il 26 settembre 2007: in quell’occasione fu uno degli sfortunati protagonisti, giocando per intero i ’90 minuti della sfida, della clamorosa sconfitta arrivata in League Cup sul campo del non irresistibile, Coventry City. I 18′ minuti giocati, 3 mesi dopo, da subentrato contro la Roma nell’ultimo turno della fase a gironi della Champions League, vinta poi dai suoi compagni, sono la sua ultima impronta con la maglia del glorioso Manchester United. Poco più di un quarto d’ora, senza particolari lampi, che permettono comunque al classe ’85 di diventare il secondo( prima di lui solo Sun Xiang), calciatore cinese della storia a scendere in campo nella massima competizione europea. L’unico Gol realizzato, di pregevole fattura tra l’altro, rimane quello segnato nel lontanissimo 18 luglio del 2006 al Kaizer Chiefs, quando, al minuto ’83, Dong decide la sfida giocata a Cape Town nella Pre-Season africana dei Red Devils.

0.44 destro potente che si insacca alla sinistra del portiere.

Val la pena ricordare uno dei più famosi incipit della storia del cinema, quello di “La Haine” film di Mathieu Kassovitz:

Più o meno, accade così anche al nostro Dong. Inizia la lenta e terribile caduta verso gli inferi terreni di Dong Fangzhuo.

Più o meno, proprio come asserisce il principio del di cui abbiamo parlato prima. All’inizio della stagione 2008-2009, il suo numero 21 viene consegnato al brasiliano Rafael Pereira da Silva, all’epoca una delle Rising Star più interessanti del calcio sudamericano. È una presa di posizione che brucia e ferisce il ragazzo originario di Dalian, il quale “recepisce” il messaggio della società inglese e decide di tornare, sia pur solo momentaneamente, in Cina: proprio al Dalian Shide, la squadra di casa. Convinto dalle parole del Manager Hong Xu, discreto difensore centrale con più di 50 presenze con la Nazionale del Dragone, che si dice pronto a dargli un’opportunità di rivincita; Dong pensa che l’affetto dei connazionali possa rilanciare la sua carriera. Farlo con la squadra della sua città natale avrebbe anche un sapore del tutto particolare. La realtà però, è ben differente: il classe ’85 non regge il peso delle aspettative (Wu Lei docet), perde il posto da titolare in favore di James Chamanga, attaccante zambiano giramondo e di Ahn Jung-hwan, tristemente noto per la rete che eliminò l’Italia ai Mondiali di Giappone-Corea del 2002.

Riuscirà nel giro di due stagioni a collezionare solamente 26 presenze, risultando un pallido spettro sbiadita del calciatore ammirato in Belgio solo qualche anno prima, non ripagando in nessuna maniera la fiducia della società cinese, della quale abbiamo già ampiamente parlato, nei suoi confronti. La scelta di tornare in Europa al Legia Varsavia, nonostante venga accolta con grande calore dalla stampa e dal direttore sportivo del Club Mirosław Trzeciak– “a good player who can help us compete for the title“- è ovviamente errata per tempismo e scelta. Dopo 2 settimane di prova con la squadra, Dong firma un “misero” contratto di 18 mesi che non solo non gli permetterà in nessuna maniera di ambientarsi in Polonia, ma nemmeno di avere il tempo necessario per prendere le misure con un campionato così diverso dalla Chinese Super League.

Ancora una volta, come spesso accade nella storia di Dong Fangzhuo, la leggenda si mescola con la narrazione pura e semplice: dopo la fallimentare esperienza in Polonia, il ragazzo di Dalian cerca una nuova realtà europea con la quale confrontarsi: l’Hadjuk Spalato non lo convince appieno, la società sembra vederlo semplicemente come un “tappabuchi”. il classe ’85 invece ha bisogno di minuti sul campo e, fuori da esso, di sentirsi desiderato/amato. Un caso da manuale di disturbo da narcisismo inappagato. In suo aiuto arriva, imprevedibilmente, niente meno che Cristiano Ronaldo: non proprio l’ultimo arrivato… Sembra essere l’ennesima opportunità di riscatto, di ritornare agli antichi fasti: i 2 sono stati compagni durante i due anni trascorsi nelle file del Manchester United e la società lusitana del Portimonense, prima di accettare le richieste del Legia, e di Dong, ha deciso di tutelarsi contattando il fuoriclasse portoghese. Le garanzie date dal 5 volte Pallone d’Oro però non serviranno in nessuna maniera ad evitare l’ennesimo buco nell’acqua della carriera di Dong Fangzhuo. Nonostante l’entusiasmo con il quale aveva deciso di accettare questa nuova avventura: “Voglio rimanere in questa squadra a lungo, ho l’opportunità di disputare un campionato molto competitivo ed è sempre stata una mia forte volontà giocare qui”.

L’ultima tappa di questo assurdo viaggio è nella Bardsragujn chumb, la massima divisione Armena. L’ormai scomparso Mika FC gli offre un contratto dalla durata di 12 mesi: realizza 4 reti in 21 presenze risultando anche decisivo nella Finale di Coppa Nazionale, segnando il gol del momentaneo 3-0, che garantirà poi ai compagni la qualificazione al terzo turno di qualificazione dell’Europa League, all’epoca ancora Coppa Uefa..

Quest’intervista rilasciata, ad una TV Armena, poco prima del suo definitivo addio al calcio del “Vecchio Continente”, dipinge perfettamente i tratti di un uomo vittima delle sue stesse scelte, angosciato quanto rassegnato di fronte ad un destino crudele e impietoso nei suoi confronti.

Very good time here, very good team, very happy here” A fine stagione Dong tornerà in Cina

Shinji Kagawa nel giorno della presentazione all’Old Trafford, arrivato nell’estate del  2012 dal Borussia Dortmund per una cifra vicina alle 20 milioni di sterline, parlando degli asiatici che lo hanno preceduto con la maglia dei Red Devils, ha definito il coreano Park Ji-Sung “il miglior giocatore asiatico di sempre”. E Dong? “Mi dispiace, non lo conosco”.

“Questa è la storia di un uomo che cade da un palazzo di 50 piani”