Asian Cup 2019, 20 gennaio: rimaniamo stupefatti dalle immagini che ci arrivano dal Vietnam, con migliaia di persone che assistono alla partita sui maxischermi per poi ritrovarsi a festeggiare il passaggio ai quarti di finale (dopo aver battuto la Giordania ai rigori), come se avessero vinto la Coppa del Mondo. Qualche ora dopo, la Cina di Marcello Lippi batte in rimonta per 2-1 la Thailandia, ma nessuno sembra effettivamente curarsene.

Come sostiene Cameron Wilson (fondatore di wildeastfootball.net), siamo in un paese nel quale non sembra assolutamente che la propria nazionale sia impegnata in una manifestazione calcistica internazionale.

Qua in Cina ho vissuto anche l’atmosfera di Russia 2018 e posso confermare che era tutto totalmente differente. Pur non partecipando il Team Dragon, a Pechino vi era grande entusiasmo per la Coppa del Mondo: ogni bar o locale trasmetteva le partite, centri commerciali e ristoranti si erano rifatti il look in vista dell’evento, ovunque vi erano manifesti relativi a Russia 2018 grazie anche alle attività degli sponsor cinesi della Fifa (Wanda, Hisense, Mengniu, Vivo). Addirittura al Lantern, il club più underground ed afterparty di Pechino, le persone (cinesi e straniere) erano attratte come calamite dalla partita fra Croazia e Russia  mentre tutto attorno rimbombava musica techno. Inoltre anche il giro delle scommesse era molto elevato (come abbiamo riportato qui nella nostra inchiesta), fattore che aumentava esponenzialmente l’interesse dei cinesi per l’evento.

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Per l’Asian Cup non ho trovato nulla di tutto questo, e se non fosse per un mio interesse personale nella manifestazione, non sarei affatto a conoscenza dell’evento. Vi racconto due eventi riguardanti le partite con le Filippine e con la Thailandia. Il match della fase a giorni, che era un venerdì sera, l’ho seguito in un pub assieme ad un amico cinese, ma solamente noi sembravamo curarci della partita, il resto delle persone presenti al pub (per la stragrande maggioranza cinesi), non degnava nemmeno di uno sguardo i televisori e ai due gol di Wu Lei non vi è stata assolutamente alcuna reazione. Insomma… quasi da chiedersi se mi trovassi veramente in Cina o meno.

Dopo aver seguito la partita con la Corea del Sud a casa, mi guardo il primo tempo di Cina-Thailandia in metro dato che ero sulla via per tornare a casa. Si possono seguire gratuitamente da cellulare tutte le partite del torneo sull’app della CCTV, ma per tutto il treno (dato che ero in piedi ho sbirciato un po quello che guardavano sui loro schermi le altre persone) ero l’unico sintonizzato sulla partita.

Non è solo a Pechino questa la situazione, anche in altre città la musica non cambia. Un mio amico ad Hangzhou, in una chat di gruppo su wechat ha raccontato la sua esperienza: il personale del bar nel quale si era recato non era nemmeno a conoscenza che la Cina era impegnata negli ottavi di finale dell’Asian Cup e dopo alcune richieste hanno trasmesso la partita sullo schermo più piccolo.

Probabilmente l’Asian Cup fra il popolo cinese non ha un appeal così importante, dopotutto nella cultura della RPC le Olimpiadi sono importanti quasi quanto un Mondiale; magari è anche la frustrazione nel vedere una nazionale non entusiasmare e giocare a ritmi quasi soporiferi, ma dopotutto si tratta sempre di una manifestazione continentale, ed è attraverso questi eventi che si costruisce una cultura calcistica, per ora completamente assente in Cina. Comunque andrà a finire, in prospettiva futura questa manifestazione è un’occasione persa per valorizzare l’intero movimento, mentre l’entusiasmo dei vietnamiti… può ispirare una prossima generazione ancora più forte.