Nelle scorse settimane a Pechino abbiamo avuto l’opportunità di incontrare Matteo Bonavolontà, fondatore della scuola portieri Imparando Academy, reduce da un’esperienza con la Nazionale Cinese U15. Matteo ha risposto per noi ad alcune domande, raccontandoci aneddoti ed impressioni del suo anno di lavoro in Cina.

Come nasce la scuola portieri imparando, di cui sei fondatore e quale è stato il tuo background come allenatore portieri prima dell’esperienza in Cina

L’ Imparando Academy nasce sette anni fa, per la passione e l’amore che ho per questo ruolo delicato e difficile, poi condivisa con altri allenatori professionisti che hanno sposato in pieno il progetto aiutandomi a portarlo ad alti livelli.
Ad oggi abbiamo ogni anno tra stage, manifestazioni e scuola portieri circa 150 portieri provenienti da ogni parte del mondo, agli ultimi stage abbiamo avuto anche 6 ragazzi australiani e 8 canadesi.
Sono molto fortunato perché mi sono contornato di uno staff davvero d’eccellenza assoluta, oltre a preparatori dei portieri professionisti e tra loro anche ex portieri di serie A , abbiamo figure come i preparatori atletici fondamentali per queste fasce d’età, allenatori Uefa B che si occupano della tecnica podalica fondamentale nel calcio moderno, psicologa sportiva per accompagnare e supportare quotidianamente la crescita dei ragazzi e delle ragazze, fisioterapisti e nutrizionista, tutte figure che ci permettono di lavorare al meglio e raggiungere i massimi risultati.
Prima della mia esperienza con la Nazionale cinese, ho lavorato nove anni nel settore giovanile della Lazio allenando i portieri di un po’ tutte le categorie fino all’Under 16 e sono stato per un anno responsabile dell’area portieri, nella stagione 2016-2017 ho avuto una breve esperienza nello staff di Carolina Morace nella nazionale femminile del Trinidad & Tobago.
Sono Allenatore Uefa B, allenatore dei portieri professionista e mi sto laureando (ultimo esame e tesi) in Scienze Motorie indirizzo calcio presso la Uni San Raffaele di Roma.

Come è arrivata l’opportunità di entrare a far parte dello staff U15 e come giudichi l’esperienza che hai passato

E’ arrivata casualmente, il mio collega e amico Antonello Brambilla (preparatore dei portieri del Cagliari) ha un contatto in Cina e cercavano una figura come la mia e mandando il CV e dopo il primo colloquio telefonico con il mister il mio background combaciava con la loro richiesta e mi chiamarono. È stato un anno fantastico, una grande esperienza su tutti i punti di vista, La Cina ti rimane dentro e un po’ ti cambia su molti aspetti, non nascondo che ci sono stati anche momenti difficili, ma se devo tirare le somme sono stati più i pro che i contro.

Che differenze hai riscontrato nell’approccio all’allenamento del portiere fra Italia e Cina? Hai dovuto modificare o adattare la tua metodologia?

L’approccio è abbastanza diverso, la cultura cinese non ti permette di andare troppo fuori dalle righe e vengono rispettate molto le gerarchie, quindi con i ragazzi all’inizio ci è voluto un po’ per conquistarli e soprattutto farli stare sereni e fargli capire che il calcio va interpretato a volte a seconda della situazione, non è un processo chiuso ma open. Ho trovato atleti molto militarizzati, ligi al dovere, la metodologia è stata la stessa cambiando solo i modi e la comunicazione che spesso passava attraverso la dimostrazione del gesto tecnico.

Secondo te qual’è un aspetto nel quale i portieri cinesi devono migliorare più d’altri?

Tecnicamente hanno grandi lacune, ho trovato ragazzi di 15-16 anni senza i fondamentali, siamo dovuti ripartire dalle basi. Un’altra grande difficoltà l’ho riscontrata nella lettura delle situazioni, essendo molto schematici mentalmente (basti pensare alla loro scrittura) spesso si trovano in difficoltà nella gestione di alcune situazioni di gioco, ma la tecnica è l’aspetto su cui devono maggiormente migliorare in qualsiasi categoria.

Hai lavorato con un gruppo di ragazzi giovani, vi sono differenze nel modo in cui i cinesi vivono il calcio a quella età rispetto ai pari età italiani?

Si assolutamente, una volta feci una domanda ad un ragazzo della nazionale under 15 se conoscesse Buffon e lui ci mise un po’ per rispondermi, questo in Italia sarebbe utopia. In Italia siamo esasperati di calcio, se ne parla h24, videogiochi online, fantacalcio, figurine siamo cresciuti con il pallone sotto il braccio, In Cina è diverso, la cultura non lo permette, le città sono dispersive, internet non è open per altri paesi, i ragazzi non riescono a confrontarsi con altre realtà, anche se stanno cercando di cambiare, ormai ci sono tantissimi tecnici europei che stanno portando le loro metodologie e cultura per promuovere il calcio a 360 gradi.

Che tipo di manifestazioni/partite avete affrontato? Sul campo avete riscontrato i frutti del lavoro svolto nei vari reparti?

Abbiamo fatto alcune amichevoli e due tornei confrontandoci soprattutto con squadre cinesi ma anche con il Vietnam, Birmania e Slavia Praga e i frutti del lavoro sono stati velocissimi anche perché si è partiti da un livello molto basso in tutti i reparti. Nello specifico un mio ragazzo è passato dopo soli 4 mesi con la categoria superiore e ha fatto molto bene anche con il suo club in questo periodo.

Avendo lavorato con delle U15 in prospettiva credi che la Cina potrà attingere a dei buoni talenti oppure la formazione è ancora lacunosa?

Penso che ci vorrà molto tempo, non è un lavoro di 1-2 anni che cambia la cultura calcistica di un popolo, ad oggi il divario con l’europa è ancora molto ampio in tutte le categorie. Il problema principale che si cambia molto, questo non solo in nazionale ma penso sia proprio nella cultura cinese, non rispettano spesso le programmazioni, la crescita dei ragazzi e si fossilizzano troppo sul risultato che in queste categorie non dovrebbe essere la cosa primaria.

Quale episodio/partita o manifestazione ricordi con maggior piacere in questa tua esperienza in Cina?

Assolutamente la prima partita, anche se era un amichevole sentire per la prima volta l’inno di una nazione cosi importante, tutti rivolti verso la bandiera e sentire tutti i ragazzi che cantavano al tuo fianco è stata un emozione grande che porterò dentro per tutta la vita. Un altro episodio che mi ha colpito molto è il terzo tempo alla fine di ogni partita, saluti e rispetto massimo verso avversari e staff a cui ogni squadra a fine partita fa l’inchino, fantastico!

Ora che il contratto con la federazione è concluso, cerchi una nuova esperienza in Cina oppure altro?

La federazione mi ha proposto un altro anno di contratto tramite però un agenzia privata che si occupa di un grande progetto nelle scuole è un lavoro interessante e stimolante ma ho preso qualche settimana per pensarci, la mia famiglia è in Italia e sinceramente vorrei avvicinarmi, ma nel calcio come nella vita non puoi fare troppi programmi tutto cambia, tutto evolve ma sicuramente porterò dentro con me questa fantastica esperienza, un percorso che nonostante la grande difficoltà di adattamento ti rimane nel cuore, ti cambia e ti fa vedere il mondo con altri occhi , in Cina si dice Mamalai, calma e tranquillità sempre che le cose si sistemano prima o poi..

Grazie xie xie China

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