Come era prevedibile sin dall’inizio della stagione di K-League, il Jeonbuk ha sollevato per il secondo anno consecutivo (il sesto nella storia) il titolo di campione di Sud Corea, con ben sei giornate d’anticipo.

Alla 32ma giornata, la penultima della regular season (prima della divisione delle 12 squadre in due gruppi), il Jeonbuk ha pareggiato in trasferta per 2-2 contro l’Ulsan grazie alla rete nei minuti di recupero dell’attaccante Lee Dong Gook, veterano di 38 anni (il più grande marcatore nella storia della Champions Asiatica), ancora in grado di fare la differenza in K League.

I successi del Jeonbuk derivano anche dalla decadenza delle nobili del calcio sudcoreano: il Seoul FC, campione nel 2016, ha concluso la regular season al nono posto e lotterà le ultime sei giornate per non retrocedere. Il Pohang Steelers (tre volte campione d’Asia), dopo anni bui in questo 2018 sembra aver ritrovato una certa identità ed è quarto, con la concreta possibilità di qualificarsi in Champions. Sul lastrico anche il Jeju United (secondo lo scorso anno in K League), che rischia di finire nel gruppo delle ultime sei squadre.

Addirittura ad occupare il secondo posto in classifica è il neopromosso Gyeongnam, mentre il Suwon Bluewings di Dejan Damjanovic (semifinalista di Champions quest’anno, avendo eliminato proprio il Jeonbuk ai quarti), si trova a -28 punti dalla capolista.

Oltre al fatto che da anni la K League è monopolizzata dal Jeonbuk (nel 2016 vinse il Seul solamente perchè al Jeonbuk venne inferta una penalità di nove punti, altrimenti staremmo parlando del quinto scudetto consecutivo), il calcio sudcoreano deve preoccuparsi dell’allontanamento del pubblico dagli stadi.

Alla fine della 32ma giornata si registra un’affluenza del -16.5% (media di 5429 spettatori a match), che conferma il trend negativo iniziato nel 2017 (-17.1%), il quale combacia con le difficoltà della lega nel reclutare sponsor per una K League che suscita sempre meno interesse e che rischia di avere serie ripercussioni su tutto il calcio sudcoreano, che sembra aver arrestato il proprio processo di crescita.

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