Classe 1988, altezza vicina ai 2 metri (i famosi 6’6’’), l’identikit riconduce al famoso playmaker statunitense Steph Curry, ma se pensate che l’articolo si focalizzi su di lui siete totalmente fuori strada. Il “personaggio misterioso” è Kim Shin-Wook, il nuovo acquisto dello Shanghai Shenhua che per chiudere la parentesi cestistica nonostante non giochi a basket ha delle qualità invidiabili per chiunque pratichi un altro tipo di sport.

Kim è un fenomeno in Asia: prima di passare al team del Greenland Group nella Terra di Mezzo, giocava nel suo paese natale, (la Corea del Sud) per l’Ulsan Hyundai dal 2009 al 2015, dopo essere stato prelevato dal draft della Chung-Ang University, poi dal 2016 fino al mese scorso per il 6 volte campione e detentore della K League 1, Jeonbuk.

All’Ulsan Hyundai è stato fondamentale per la cavalcata che ha portato alla vittoria della AFC Champions League nel 2012. L’allora 24enne venne così soprannominato “Chinook”, come il famoso elicottero pesante per via della sua prestanza fisico-atletica, aggiudicandosi in questo periodo un media realizzativa di un gol ogni due partite, 50% per intenderci. 

Pochi mesi dopo il dominio dell’Ulsan in Asia, le voci di trasferimento del ragazzone di 1,97 aumentano a tal punto di essere un obiettivo concreto del Queens Park Rangers che in quegli anni militava in un limbo tra la Premier League e Championship, dovuto al continuo saliscendi tra le due leghe. 

Fu Harry Redknapp, head coach del QPR nel 2013 a volere più informazioni ed insistere sul “Korean Peter Crouch”; fronteggiò l’Everton per assicurarsi le prestazioni ma nessuna delle due parti riuscì a concretizzare il trasferimento e Kim rimase all’Ulsan per altri 3 anni, regalando giocate, gol, assist ma nessun titolo.

Passa al Jeonbuk nel Febbraio del 2016, per una cifra attorno al milione e mezzo di € ed oltre che riempire il palmarès di K League 1, tanto ambite, finisce di affermarsi in maniera totale, tanto che il suo nome finisce nella lista dei convocati della Corea del Sud e, da quel momento in poi, non sarà mai più assente.

Lo ricordiamo titolare e protagonista nel 5-0 pesantissimo inflitto allo Shanghai Sipg nel Settembre del 2016, nel ritorno dei Quarti di Finale di AFC Champions League. Kim regalò un assist profumato a Leonardo (oltretutto attuale ala del Tianjin Tianhai) che sbloccò le marcature al 52esimo minuto di gioco, poi sappiamo tutti come andò a finire.

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Kim ama far gol alle squadre cinesi, (complice lo strapotere fisico inusuale alla quale i ragazzi del Team Dragon perlopiù mingherlini non possono far fronte?), lo ha dimostrato ai gironi contro il Beijing Guoan ed ai Quarti contro lo Shanghai SIPG, oltre che essere autore di un cucchiaio di grande qualità inflitto nel calcio di rigore numero 2 della lotteria dopo che il capitano 40enne Lee Dong-Gook aveva fallito quello di apertura. Kim si carica la responsabilità sulle spalle e va a segno. Che coraggio!

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Ma sappiamo che la politica dello Jeonbuk è ambigua, spesso campioni vengono ceduti dopo qualche buona stagione, nonostante la giovane età, per poi trovare un rimpiazzo che a sua volta verrà ceduto, mi viene in mente il caso di Lee Jae-Sung, talento puro, che è passato l’estate scorsa all’Holstein Kiel in Zweite Liga, per 900 mila € nonostante avesse un notevole potenziale. 

E così come Lee anche Kim viene ceduto, in Cina però, la cifra potrebbe sembrare giusta in relazione al rapporto con l’età (è anche vero, però, che Kim ha 31 anni non 45), comunque per poco più di 5 milioni di € lo Shanghai Shenhua, fa il colpo del mercato estivo, e non è una riflessione personale, ma un dato di fatto, 8 gol in 5 partite di campionato giocate ne sono la prova, la media realizzativa del team allenato da Choi Kang-Hee, che ha riabbracciato il suo pupillo, si è alzata notevolmente e lo Shenhua sembra ormai avere una marcia in più rispetto alle squadre che si giocano la permanenza nella divisione.

A tutti gli effetti Kim Shin-Wook, soprannominato dai fan più recenti Koreahimovic, può essere considerato un top player della AFC, per tutto quello che ha dimostrato e sta dimostrando. Oltre che campione in campo, lo è anche fuori, il soprannome “church brother” ne è la conferma. In un ambiente che scotta come la AFC o la CSL nello specifico, dove la voglia di emergere è tanta, bisognerebbe prendere esempio da campioni di questo spessore per poi proseguire con serenità, la lezione di Shin-Wook è un toccasana e la sua storia per gli appassionati del calcio che sta sotto la punta dell’iceberg verrà tramandata per generazioni.

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