La Cina a livello calcistico da diversi anni ha stabilito diverse partnership con federazioni e club esteri. Basti pensare alla famosa collaborazione fra Guangzhou Evergrande e Real Madrid o quella della Liga Spagnola nelle città di Pechino e Shanghai per citarne alcune. La Chinese Football Association ha finalizzato accordi con varie federazioni estere (tranne che con quella italiana), da quella belga, francese, tedesca, della Repubblica Ceca ecc… nella speranza, finora vana, di trovare il giusto percorso per il proprio sviluppo calcistico.

Negli anni scorsi il partner preferenziale della CFA era la Germania: nel 2015 nella città costiera di Qingdao è stata creata una scuola calcio in joint venture, mentre nel novembre del 2016 è stato rinnovato l’accordo fra le due federazioni alla presenza di Angela Merkel. Ora il rapporto fra Cina e Germania –a partire dallo spiacevole episodio dello scorso anno che ha coinvolto la nazionale cinese U20 nel campionato di quarta divisione tedesco– sembra essersi incrinato. La Federazione cinese ha ritirato la propria nazionale giovanile dalla lega tedesca, mentre la Federcalcio della Germania da qualche mese non invia più i propri allenatori nella academy di Qingdao.

Quello che sembrava essere un rapporto idilliaco è oramai compromesso e la Chinese Football Association ora sembra essere molto vicina a rafforzare il proprio legame con la French Football Federation (FFF), la quale dallo scorso anno ha inaugurato il proprio ufficio di rappresentanza a Pechino e sviluppato programmi di cooperazione nelle scuole e con la rappresentativa femminile della capitale.

Come riportato nell’intervista del sito fba.com a Romuald Nguyen, direttore dell’ufficio della FFF a Pechino, gli scopi della Federazione sono: promuovere il calcio francese attraverso le piattaforme digitali cinesi (Sina Weibo e Wechat); coordinare i progetti di interscambio per giovani calciatori e allenatori; ed infine occuparsi dello sviluppo commerciale del calcio francese vendendo i diritti della Ligue 1 e con la promozione del turismo sportivo.

Sono tanti i club francesi che hanno investito in Cina: il Tolosa collabora con una academy a Shenzhen; l’Olympique Lyonnas (per il 20% di proprietà cinese) collabora con alcune scuole calcio a Pechino ed è attivo nel settore degli eSports con un team di Fifa Online 3; l’Auxerre (di proprietà della cinese ORG Packaging) inaugurerà un’academy a Bengbu (provincia centrale dell’Anhui); infine, anche il PSG (che come l’OL ha investito negli eSports in Cina) a settembre inaugurerà la propria academy con l’ambizioso obiettivo di coinvolgere 5.000 studenti.

A seguito della vittoria della Francia in Russia, la Chinese Football Association sembra essere intenzionata a rafforzare i propri programmi con la FFF. Ma bisogna chiedersi se la Cina saprà veramente accettare un cambiamento culturale nel calcio o se sta cercando di cambiare partner per un fatto di ‘faccia’ (reputazione).

Lorenzo, allenatore francese di orgini canadesi che lavora in Cina, co founder della Real Gate LTD (che si occupa di portare Federazioni e club steri ad aprire academy in Cina), si è mostrato molto scettico sulla questione data la sua lunga esperienza sia come allenatore che imprenditore avendo lavorato con squadre europee e sudamericane per portarle nel mercato cinese:

“Prima era la Germania, ora la Francia! Quello che non capiscono i dirigenti del calcio cinese è che non è il paese a fare la differenza, bensì la loro capacità di apertura mentale, che è ben lontana dall’essere aperta. Andranno in Francia, assumeranno allenatori francesi, li porteranno in Cina solo per una questione di faccia e di soldi, per far contenti i genitori. Si creeranno incomprensioni con i francesi perchè nel calcio i cinesi vogliono proseguire dopotutto per la loro via che è completamente sbagliata. Cercheranno di copiare la metodologia francese senza capirne i motivi e alla fine, come spesso accade, dopo due\tre anni si arriverà ad un punto di rottura. Il risultato? Tornare al punto di partenza, senza alcun miglioramento tangibile, i genitori non saranno contenti e la Cina mancherà nuovamente l’accesso alla Coppa del Mondo. C’è bisogno di un radicale cambiamento nel sistema educativo e nella mentalità delle persone, avere un piano a lungo termine senza interferenze da parte del governo o di enti che sono ben istanti dallo sport. Ma questa sarebbe utopia in Cina. Perchè lo sport in questo paese, che ha un grandissimo potenziale, è in mano a persone sbagliate”.

Cos’è il calcio giovanile in Cina ora, se non una questione politica e di business? Come vi avevamo già mostrato in quest’articolo, le gesta dei campioni francesi, più che ispirare le nuove generazioni, scatenano delle malate proposte di lavoro che non porteranno da nessuna parte. Questo è quello a cui si riferisce Lorenzo.