Parlando della Cina, negli ultimi decenni si è sempre discusso del Tibet come della principale turbolenza nella sua politica interna, grazie soprattutto all’influenza mediatica del Dalai Lama. Oggi, però, della situazione tibetana si discute di meno, un po’ per un sostanziale incremento economico della zona un po’ per la spinta repressiva di Pechino, che non permette di parlarne troppo. I riflettori dei diritti umani, allora, si sono spostati più a nord, nella Provincia Autonoma dello Xinjiang.

Negli ultimi anni la situazione politica nello Xinjiang si è fatta sempre più tesa: fra movimenti che richiedono l’indipendenza della provincia, proteste represse nel sangue da parte del Governo cinese, e attentati da parte del gruppo terroristico East Turkestan Islamic Movement, siamo giunti ad una situazione atroce, nella quale migliaia di uiguri vengono rinchiusi in campi di rieducazione al fine di allineare la popolazione all’ideologia del Partito Comunista Cinese e limitare, per non dire estirpare, la loro fede islamica.

In questo contesto, la novità che ci interessa è che all’interno di quella che è stata definita come la più grande incarcerazione di massa di una minoranza etnica nella storia recente è stato probabilmente coinvolto anche un calciatore professionista di 19 anni, Erpan Ezimjan, talento uiguro di proprietà dello Jiangsu Suning (attualmente in prestito allo Shaanxi Chang’an Athletic, club neopromosso in Serie B cinese quest’anno), scomparso nel febbraio del 2018 e riapparso dal nulla solo alla fine dello scorso anno.

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