All’interno della West Zone, soprattutto in Arabia Saudita, il calcio sta facendo passi da gigante, tanto e vero che i calciatori che nel corso della loro carriera hanno goduto e godono ancora di fama internazionale, sono attirati da questo tipo di sfida. Gli stipendi che una squadra cinese può offrire ai calciatori, sono equiparabili solo dai top club europei, nonostante ciò, si sta preferendo un altro tipo di campionato. Ma perché? Analizziamo insieme le motivazioni per cui l’Arabia Saudita vanta il miglior campionato asiatico, la cui stagione 2019/20 inizia domani.

La maggiore competitività

La Saudi Professional League ogni anno è ricca di sorprese e calciatori nuovi che rinfrescano il panorama; non è monotono, pensate che è dalla stagione 1999-2000 che un team non si aggiudica la terza vittoria di fila della lega, in quel caso fu l’Al-Ittihad, sono passati vent’anni e il campionato aveva un nome differente (Saudi Premier League). Inoltre l’intensità del campionato è la maggiore del continente, anche le squadre fanalino di coda della classifica, nonostante la tecnica lasci a desiderare, sono dotate di grande corsa.

La maggior competitività è data sopratutto dagli investimenti sul calciomercato: in questa sessione i 16 club hanno speso complessivamente fino ad ora 42 milioni di euro. Cifra importante anche se ben distante dai 146.5 milioni della scorsa stagione, coincisa c’è da dire, con l’ampliamento nel numero di stranieri tesserabili. Quest’anno a farla da padrone come al solito è stato l’Al Hilal che per 10 milioni di euro versati nelle casse del Benfica ha riportato in rosa l’esterno peruviano Andre Carrillo.

Fra i nuovi arrivi per cui si sono spesi più soldi vi sono il franco-tunisino Naim Sliti (27), passato dal Dijon all’Al Ettifaq per 5.7 milioni e l’attaccante serbo Danisel Aleksic (28), nuovo rincalzo dell’Al Ahli Jeddah per 4.7 milioni.

Questi nomi vanno ad arricchire una schiera molto folta di calciatori stranieri, ben 7 per squadra dove troviamo nomi già noti al calcio europeo, come Batafembi Gomis e Sebastian Giovinco all’Al Hilal, il cileno Luis Antonio Jimenez all’Al Ittihad, ed anche il brasiliano Giuliano (ex Zenit) ed il nigeriano Ahmed Musa (ex Leicester) ai campioni in carica dell’Al Nassr. Il calciatore però maggiormente sorprendente è l’attaccante marocchino Abderazak Hamdallah, fattore decisivo nella conquista del titolo dell’Al Nassr la scorsa stagione con ben 32 gol in 26 gare.

E’ un campionato con un processo di sviluppo allo stadio avanzato

Il numero degli stranieri schierabili in una partita è di 7. Ciò gioca a favore del calcio locale, in quanto sono sinonimo di crescita; le diverse esperienze calcistiche acquisite nel corso degli anni sono fondamentali e la lega lo ha compreso. I risultati si vedono anche in AFC Champions League dove “il giocatore di riserva non straniero” (obbligatoriamente schierato per via della limitazione di 4) disputa un’ottima gara. E’ il caso, guardando gli attuali campioni dell’Al-Nassr, di Al-Mansour e Bin Jumayah rispettivi esterni offensivi che vanno a sostituire Amrabat e Musa.

I due giovani arabi fanno quello che farebbero il marocchino ed il nigeriano, ovviamente perdendo a livello qualitativo, ma si può subito notare un impostazione all’interno del gioco; complice anche Rui Vitoria, ex allenatore del Benfica capace di trasformare il terzino destro Sultan Al-Ghannam (presente all’interno del team della stagione secondo la FIFA) in un Joao Cancelo 2.0. Si può definire tutto questo processo, dunque, per osmosi, dove tutte le grandi caratteristiche vengono assorbite dai membri della squadra.

Una riduzione nel numero degli stranieri Champions non ha minimamente inficiato il cammino dell’Arabia Saudita, che ha portato ben tre squadre ai quarti di finale della manifestazione: Al Hilal, Al Nassr ed Al Ittihad

Gli scenari

Oltre che essere un Paese meraviglioso per via delle numerose attrazioni presenti in tutta l’area e dintorni, facilmente raggiungibili, complici anche i nuovi treni ad alta velocità (no Trenitalia); l’Arabia Saudita presenta degli stadi veramente da far invidia. I due principali dove giocano le 4 squadre più importanti e forti anche a livello continentale sono meravigliosi; stiamo parlando del King Abdullah Sports City Stadium e del King Fahd International.

Il primo (soprannominato: il Gioiello, al jawhra) è ubicato a Jeddah, ospita le partite dell’Al-Ittihad e dell’Al-Alhi con una capienza di 62000 posti. E’ un vero e proprio impianto dove si forma un hinterland con campi da tennis e altri campi da calcio minori. Il pienone si è verificato il 18 Ottobre dello scorso anno durante la partita BrasileArgentina terminata 1-0.

Per citare il Bel Paese, a Gennaio è stato vetrina del match di Supercoppa Italiana JuveMilan, anch’esso terminato 1-0.

Il King Fahd International, invece, si trova nella capitale: Riyadh, in una zona deserta pianeggiante, ha una capienza di 70.000 posti a sedere, è circondato da una pista di atletica leggera ed oltre che ospitare i due club che l’anno scorso hanno battagliato per il titolo (Al-Nassr e Al-Hilal), è il tempio della Nazionale dei Figli del Deserto che ha come commissario tecnico Hervè Renard, subentrato Pizzi dopo le dimissioni post Coppa d’Asia, vista la delusione degli ottavi con l’eliminazione per mano del Giappone. E’ 1-0 il risultato finale (con rete di Tomiyasu neo-acquisto del Bologna), nonostante il 70% di possesso palla ed i 18 tiri totali contro i 3 Giapponesi… ma il calcio è strano.

Complessivamente la Saudi Premier League lo scorso anno ha vantato una media di 8.297 spettatori a partita, maggiore delle vicine Qatar ed Emirati Arabi Uniti, con un picco di 59.174 spettatori al King Fahd Stadium all’ultima giornata che ha visto l’Al Nassr vincere il titolo.

Citando il titolo, l’Arabia Saudita, è lo stato che calcisticamente parlando è più avanti, rendendo il campionato, seppur di giovane età (la lega professionistica nasce appena 40 anni fa), molto appetibile per chiunque. Le mosse della SAFF (Saudi Arabian Football Federation) a distanza di anni si sono rivelate intelligenti e sempre con un occhio vigile al futuro, ed hanno permesso la creazione di un ambiente calcistico altamente competitivo ed orientato verso la crescita, che in Asia trova eguali solamente nel Giappone.