La situazione politica si fa sempre più tesa ad Hong Kong, nel quale vige uno stato di polizia. Non solo il calcio, ma lo sport in generale nell’ex colonia britannica si è fermato. 

La situazione sta lentamente precipitando ad Hong Kong, dove, in corrispondenza con il festeggiamento dei 70 anni della Repubblica Popolare Cinese, la protesta dei manifestanti si è fatta sempre più vivace contro gli abusi di potere della polizia. Tutto è partito lo scorso giugno, quando il governo locale voleva far passare una legge sull’estradizione verso la Cina, abbastanza controversa, che ha fatto sentire minacciato il popolo di Hong Kong.

Cina-Hong Kong: le proteste anti estradizione ed i conflitti in ambiti calcistico

Ad inizio settembre, la governatrice Carrie Lam ha annunciato il ritiro della legge sull’estradizione, ma questo non ha fermato la popolazione locale, con le richieste pro-democrazia che si sono fatte sempre più importanti con il passare dei mesi, che riguardano l’approvazione di un sistema a suffragio universale (come richiesto già nel 2014 la ‘protesta degli ombrelli’) che una minor ingerenza del governo di Pechino negli affari politici e sociali di Hong Kong.

Le manifestazioni sono continuate dunque per tutto il mese di settembre, con l’inasprirsi degli scontri fra la polizia e la popolazione locale, con gli organi di controllo che si sono resi protagonisti di episodi molto gravi con abusi di potere e utilizzo ingiustificato della forza in situazioni non di emergenza.

Il punto di non ritorno è stato raggiunto il 3 ottobre, quando un 14enne è stato ferito da un colpo d’arma da fuoco sparato dalla polizia. L’episodio ha portato ad una escalation di atti vandalici da parte dei manifestanti contro e stazioni metro e gli uffici governativi, mentre la polizia risponde con lanci multipli di gas lacrimogeni. La governatrice Carrie Lam ha dunque emanato una legge che proibisce alla popolazione locale di indossare le maschere durante le manifestazioni, un provvedimento definito di epoca coloniale. Si inaspriscono i controlli inoltre, con la chiusura della maggior parte delle linee metropolitane per quello che sta diventando uno stato di polizia.

Naturalmente, in questo contesto di forte tensione non vi è spazio per lo sport. Il quarto turno della Hong Kong Premier League previsto il 4 ottobre è stato annullato ed ora si teme che la nazionale debba giocare le partite di qualificazioni Mondiale di novembre contro Bahrein e Cambogia in campo neutro piuttosto che fra le mura amiche. Inoltre, ad Hong Kong è stato da poco revocato il Gran Premio di Formula-E della stagione 2020.

La tensione ad Hong Kong è oramai alle stelle, si tratta oramai di uno scontro aperto fra la popolazione locale, le forze di polizia ed il governo di Pechino. Ci auguriamo che si riesca a trovare una soluzione pacifica che possa accontentare entrambe le parti, oppure le conseguenze, potrebbero essere quantomai drammatiche e la possibilità di una fine anticipata per Hong Kong, non sembra essere troppo lontana dalla realizzazione.

 

 

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