Quest’oggi la Chinese Football Assciation ha diramatao le nuove regole per la stagione 2018 con l’introduzione del salary cap ed il limite massimo di spesa per ogni club della Chinese Super League.

Secondo le ultime direttive, ogni club ha un limite massimo di 1.2 miliardi di rmb (152 milioni di euro al cambio attuale) per tutte le spese relative alla stagione 2019, inclusi stipendi, spese per il trasferimento di un calciatore, i vari bonus partita ecc… Il limite massimo di spesa varierà di anno in anno e sarà fissato a 1.1 miliardi nel 2021 e a soli 900 milioni nel 2021.

E’ stato fissato anche un salary cap per quel che riguarda i calciatori locali, fissato a 10 milioni di rmb, mentre i giocatori della Nazionale (i convocati per le qualificazioni Mondiali e per l’Asian Cup) potranno arrivare a guadagnare 12 milioni di rmb (rispettivamente 1.27 e 1.52 milioni di euro). Ci ritroviamo dunque di fronte ad una situazione, nella quale i pochi calciatori cinesi che eccedono queste cifre si ritrovano a dover ritrattare il proprio contratto, in una situazione alquanto anomala nel calcio mondiale.

Purtroppo, non cambiano invece le regole per gli stranieri, che rimangono sempre in quattro ad essere tesserabili, ma solo tre sono convocabili per ogni match. Nei giorni scorsi si parlava di un allineamento alla regola del 3+1 della AFC Champions League, con il tesseramento di un giocatore asiatico e la possibilità di convocare tutti gli stranieri, ma la Federazione ha deciso di rimanere con la stessa controproducente regola degli ultimi due anni che ha abbassato drasticamente la competitività del torneo.

Non cambiano nemmeno le regole per i calciatori U23, i quali in ogni match dovranno essere impiegati in numero pari agli stranieri. In tal senso la novità è data dal fatto che, in rosa (senza l’obbligo di essere impiegati) dovranno essere presenti almeno due giocatori U21 provenienti dal proprio vivaio.

Per quel che riguarda invece le leghe minori, la China League One verrà espansa a 18 squadre nel 2020. Nella prossima stagione di League One l’ultima classificata retrocederà direttamente, mentre la 15° e 14° classificata faranno gli spareggi con la 4° e la 5° della League Two. Le prime tre squadre classificate in terza divisione accederanno direttamente alla League One.

Insomma, se ci aspettavamo grandi novità per la stagione 2019 possiamo dire di essere rimasti abbastanza delusi. L’unica nota positiva è il limite allo stipendio dei calciatori locali, che andrà ad interrompere l’ipervalutazione dei calciatori cinesi, in particolar modo gli U23, che comunque sia continueranno ad essere privilegiati nonostante il loro scarso rendimento nel corso degli ultimi due anni.

La politica sugli U23 ha fallito miseramente negli ultimi due anni, e nonostante un loro maggior impiego, non sono emersi giocatori degni di nota, ma solo fugaci promesse che ben presto sono volatilizzate. Non è un caso infatti, che nella Nazionale CInese di Marcello Lippi per la Coppa d’Asia gli unici U23 sono i difensori Liu Yang (Shandong) e Liu Yiming (Quanjian). La CFA vuol comunque insistere su questa politica in vista delle Olimpiadi di Tokyo nel 2020 con la nazionale guidata da Guss Hiddink.

Rimane assurda invece la limitazione sugli stranieri, con il quarto in rosa costretto alla tribuna, dunque con l’impossibilità per un club di massimizzare il proprio investimento. Permettere di convocare Tutti i giocatori stranieri, con il quarto che parte dalla panchina, avrebbe sicuramente dato una scossa alla competitività e al dinamismo delle partite, il cui livello qualitativo è calato dopo il 2016, in concomitanza con l’inizio delle restrizioni sugli stranieri.

In definitiva, siamo dell’opinione che la Chinese Football Association abbia mancato l’occasione per riparare ai danni fatti negli ultimi due anni diventando, se possibile, ancora piu’ restrittiva.