Raggiunto il picco due anni fa, con oltre trenta squadre di proprietà cinese nel mondo, il trend si è capovolto a causa delle restrizioni del Partito Comunista Cinese, che rende maggiormente difficile la fuoriuscita di denaro per l’acquisizione gestione di proprietà sportive all’estero. Ecco dunque, che nelle ultime settimane, sia Aston Villa che OGC Nice, non sono più di proprietà cinese. 

La storia di Tony Xia e dell’Aston Villa si è conclusa lo scorso 9 agosto. L’imprenditore cinese aveva rilevato -tramite la sua azienda, la Recon Group – la squadra di Birmingham nel 2016 dall’americano Andy Lerner per 76 milioni di sterline, subito dopo la retrocessione in Championship. La gestione di Xia ha sempre presentato luci e ombre, così come la sua figura, emersa dal nulla dal mondo economico cinese per rilevare la squadra inglese.

Dopo una prima stagione disastrosa, nel 2018 l’Aston Villa perde la finale playoff per la promozione in Premier League ed i guai economici di Tony Xia vengono a galla, con un debito da circa 40 milioni di sterline. Non avendo a disposizioni fondi necessari, Tony Xia si trova costretto a vendere il 55% delle quote al duo americano-egiziano composto da Wes Edens e Nassef Sawiris.

Nella precedente stagione l’Aston Villa ha conquistato la promozione in Premier League, passando per i playoff, generando un ulteriore debito per Xia: al momento del passaggio di proprietà da Lerner alla Recon group infatti, vi era una clausola, secondo la quale, se l’Aston Villa fosse tornato in Premier League entro tre anni, Tony Xia avrebbe dovuto versare altri trenta milioni di sterline. Come l’anno precedente, l’imprenditore cinese, non avendo la disponibilità economica necessaria per coprire il nuovo debito, sono intervenuti nuovamente Edens e Sawiris, che hanno pagato quanto dovuto il vecchio proprietario, prendendosi così le rimanenti quote del club e mettendo Tony Xia alla porta.

La gestione economica dell’Aston Villa da parte della Recon Group è stata semplicemente disastrosa, con un rosso in bilancio da 50 milioni di sterline nei primi due anni di attività, che hanno portato a sanzioni in materia di Fair Play Finanziario sia da parte della Uefa che dalla Football League inglese.

In Inghilterra fra le varie categorie, sono ora sette i club di proprietà/compartecipazione cinese: in Premier League vi sono Manchester City (il 13% del City Football Group è controllato dalla China Media Capital), Wolverhampton e Southampton, in Championship Reading, Birmingham City, West Bromwich Albion e Barnsley.

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Ben diversa invece la situazione dell’OGC Nice in Ligue 1, acquistato dall’azienda chimica INEOS per 100 milioni di euro. In tal senso, i due vecchi azionisti di maggioranza, Chien Lee e Alex Zheng, attivi nel settore alberghiero e del turismo (7Days Inn), nel giugno del 2016 avevano rilevato l’80% delle quote del club per soli 20 milioni di euro, ricavandone dunque un guadagno di 60 milioni. Una notizia che non ha certamente lasciato sconcertati i tifosi francesi, che hanno accolto di buon grado l’uscita di scena di Chien, dopo due stagioni concluse all’ottavo e settimo posto.

Sia Chien Lee che Alex Zheng rimangono attivi nel settore calcistico: il primo è azionista di maggioranza e co-presidente del Barnsley, mentre Alex possiede il 30% delle quote nel Phoenix Rising, club della USL che fra i propri azionisti annovera anche Didier Drogba.

Con la vendita dell’OGC Nice, calano a tre i club di proprietà/compartecipazione cinese in Francia, ovvero il Lione (20%) in Ligue 1, mentre in seconda divisione vi sono lo Sochaux Montbeliard e l’Auxerre.

Il prossimo club che potrebbe ‘saltare’ è l’FC Jumilla in Spagna. La squadra di Murcia, militante nella terza divisione, nel 2016 è stata rilevata dall’ex commentatore della PPTV Tang Hui, assieme all’uomo d’affari argentino Ruben Iglesias, ma i recenti avvenimenti hanno portato il club ad affrontare gravi problemi economici che potrebbero costringere il duo a vendere le quote per favorire l’ingresso di nuovi investitori.

Dal 2018 l’FC Jumilla è legata al Wolverhampton, di proprietà del conglomerato cinese Fosun, con cui, sotto la controversa direzione di Jorge Mendes, vi è un continuo scambio di calciatori in prestito fra le due squadre. In un’ipotetico scenario, la Fosun potrebbe rilevare l’FC Jumilla qualore se ne presentasse l’occasione.

Allo stato attuale contiamo 27 club di proprietà cinese nel mondo, ma se fino a due stagioni fa, le acquisizioni dal Paese asiatico erano diventate routine, ora sono cosa alquanto rada, con l’Helsinki IFK che è l’unico nuovo club del 2019 a ricevere investimenti cinesi da parte dell’uomo d’affari Cheng Jin. Per il resto, stiamo assistendo ad una lenta ritirata e nell’immediato futuro, altri investitori potrebbero decidere di cedere le quote del proprio club qualora si presentasse l’opportunità di una plusvalenza come nel caso dell’OGC Nice.

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