Ogni volta che vi è una competizione giovanile in Asia, sugli account twitter e facebook della AFC (Asian Football Confederation), l’hastagh più ricorrente è #StarsofTomorrow. Quello asiatico grazie ai continui investimenti, potrebbe essere il calcio del futuro, ma siamo ben sicuri che questo tempo non apparterrà alla Cina.

Nell’ultima Asian Cup U19 la Nazionale cinese di categoria è stata eliminata alla fase a gironi dopo aver perso le prime due partite per 1-0 contro Tajikistan e Arabia Saudita. Per la seconda edizione consecutiva ci ritroviamo di fronte a questo umiliante risultato, con una squadra sterile e completamente priva di talento, ben lontana dagli standard dell’elite asiatica.

Tom Byer, il padrino del calcio giapponese e consulente allo sviluppo giovanile della Chinese Football Association, nel 2015 sosteneva che la crescita del calcio cinese sarebbe giunta una volta che le Nazionali giovanili avrebbero conquistato i primi successi. Questa prospettiva ancora oggi è lontanissima: esattamente come nel 2016, nelle varie Asian Cup, la Cina U23 e quella U19 sono state eliminate alla fase a gironi, mentre quella U16 non era nemmeno presente alla manifestazione finale. Analizzando dunque i risultati, appare dunque evidente che in due anni i progressi sono stati pari a zero. 

Negli ultimi due anni, nonostante l’obbligo di utilizzare giovani calciatori in Chinese Super League, con le regole sugli U23, l’unico giocatore degno di nota nella disastrosa spedizione della Cina U19 in Indonesia era Liu Ruofan, ala offensiva dello Shanghai Shenhua, classe 1997, che quest’anno ha collezionato oltre 20 presenze. Per il resto, anche i cinesi provenienti dalla Spagna: Yang Yiling e Guoliang (Jumilla) e Bingliang (Villareal) si sono rivelati essere completamente inadeguati per rappresentare il futuro della nazionale.

Ancora una volta si deve ripartire completamente da zero, perchè gli elementi di questa Nazionale sono le Stars of No Tomorrow. Questa generazione di calciatori cinesi è oramai irrecuperabile e probabilmente continuerà a stagnare nella mediocrità. La Federazione dovrebbe pensare di attuare delle politiche a lungo termine per quei giovani atleti che oggi sono nelle scuole primarie, focalizzarsi veramente sul loro sviluppo e lasciare da parte la politica e il profitto che stanno infettando i propositi della riforma statale.

Ma considerando la fretta di crescere con le ultime scellerate manovre sul training camp dei 55 U25 di cui vi abbiamo parlato nelle scorse settimane, i buoni propositi saranno difficili da realizzarsi. Se le cose non cambieranno alla svelta fra dieci anni i risultati saranno ancora questi, mentre il calcio, nel resto del continente asiatico, nonostante le difficoltà, continua a crescere.