La stagione 2018 del calcio cinese si è conclusa con la vittoria del Beijing Guoan nella Chinese FA Cup. E’ stata un’annata strepitosa sotto tanti punti di vista, dove a lungo ci abbiamo creduto per la vittoria della Chinese Super League, ma alla fine è comunque giunto un trofeo (che a Pechino mancava da nove anni) e la qualificazione alla prossima AFC Champions League, competizione alla quale il Beijing Guoan non partecipa dal 2015.

Anche per me è stata un’annata molto particolare: per la prima volta mi sono ritrovato a tifare per una squadra che nasce dall’altra parte del mondo rispetto alle mie origini. A inizio anno per una serie di motivi ho deciso di lasciare l’Italia e di approdare a Pechino, decidendo dunque di tifare per l’unica vera squadra della capitale, assistendo a 12 partite fra campionato e coppa nazionale (fra cui la finale).

Erano anni che non provavo la sensazione di essere un ‘tifoso’. Quando ero in Italia, alcuni anni fa, supportavo il Milan, ma dopo che famosi dirigenti avevano annunciato un progetto giovane e italiano per poi presentarci una rosa con Essien e Muntari in mediana, e Matri prima punta, oltre ad innumerevoli loschi rapporti con procuratori e TPO quali Doyen, mi sono gradualmente disinnamorato fino a provare un senso di profondo disgusto a seguito della pagliacciata messa in scena con la compravendita del Milan e il ‘passaggio’ da Berlusconi al fantomatico Yonghong Li.

L’essere tifoso di una squadra dunque per me, tengo a sottolineare che è qualcosa di abbastanza aleatorio: da quando mi sono staccato dal Milan vedo il calcio come uno strumento per avvicinarmi ad una nuova cultura, come è stato nel caso della Cina, ma non si tratta più di un sentimento fisso. Ora ‘tifo’ Beijing Guoan dato che vivo nella capitale e conosco parte della tifoseria, ma se un giorno mi dovessi trasferire a Shanghai, mi ritroverò a scegliere fra Shenhua e Sipg, oppure, molto probabilmente, le guarderò dal vivo a settimane alterne, frequentando entrambi gli ambienti.

In questo viaggio calcistico del 2018 sono state tante le persone incontrate e che ringrazio per avermi introdotto dentro il mondo del Beijing Guoan: Siting Li e Gordon Wang, che fanno parte della Royal Army, il principale gruppo ultras del Guoan, e Brandon Chambers, americano, tifoso del Guoan da quasi dieci anni, fondatore del sito wildeastfootball.net, il primo punto di ritrovo del calcio cinese in lingua inglese.

La prima volta allo stadio

La prima partita il Beijing Guoan l’ha giocata in casa alla quarta giornata, il ‘derby’ (se così lo possiamo chiamare, con il Beijing Renhe, terminato sul punteggio di 4-0. Ho assistito al match in curva, in un’atmosfera rovente, che mi ha catapultato nel contesto del tifo pechinese, uno degli ambienti più caldi di tutta la Chinese Super League. Ricordo poco di quella partita, fra cori e bandiere che sventolavano non riuscivo a focalizzarmi sul campo, ma rimane impresso lo splendido calcio di punizione trasformato da Jonatan Soriano o il rigore trasformato da Yu Dabao proprio di fronte la curva.  Si trattava in assoluto del primo derby pechinese in Chinese Super League, contro una squadra nomade, senza alcuna identità, che nel corso della sua storia ha cambiato quattro città, nel quale abbiamo ribadito, che a Pechino esiste solamente il Guoan.

Dopo l’abbuffata di gol assieme ai tifosi della Royal Army siamo andati a festeggiare al Live School Bar, uno dei principali ritrovi della musica punk pechinese… e dei tifosi del Guoan.

Al cospetto dell’Evergrande

Il 22 aprile sotto il diluvio, il Beijing Guoan sta soccombendo di fronte al Guangzhou Evergrande di Fabio Cannavaro, avanti di due gol. Alcuni miei amici italiani lasciano lo stadio prima del triplice fischio, ma io decido di rimanere, incitato dai cori della Royal Army, che non smette di credere all’impresa. Ed è proprio così: al 90’ Renato Augusto accorcia su calcio di rigore, mentre un minuto dopo Cedric Bakambu sigla il definitivo 2-2. Il Worker’s Stadium esplode in un boato di gioia.

In memoria di Lei Jun

Siamo a maggio, ultima partita prima della sosta della Chinese Super League in vista del mondiale. Il Beijing Guoan non riesce ad agganciare la vetta della classifica, fermato in casa per 2-2 dal Guangzhou R&F (doppiette di Eran Zahavi e Cedric Bakambu) in un match colmo di occasioni e continui ribaltamenti di fronte, che un pizzico di fortuna in più si sarebbe potuto portare a casa. La particolarità di quella partita era però l’omaggio che l’intero stadio ha dedicato a Lei Jun, padrino del punk cinese e fondatore della band MisanDao, che aveva scritto una canzone proprio per il Beijing Guoan, che la Royal Army canta sempre attorno al 20’, ma quella sera riecheggiava per tutto lo stadio quasi per l’intera durata del match.

La Coppa

Prima dell’inizio dell’estate c’è spazio per un altro match: l’andata dei quarti di finale della Chinese FA Cup contro lo Shanghai Sipg di Oscar e Hulk. Altro match giocato a viso aperto ed estremamente divertente, che alla fine riusciamo ad archiviare sul punteggio di 2-1, con le reti di Viera e Soriano, intervallate dal momentaneo pareggio di Hulk. Non c’è però spazio per la rivalità: dopo la partita alcuni tifosi cinesi e stranieri delle due squadre si radunano al Republik (locale italiano nei pressi dello stadio) per bere assieme. Dopotutto avevamo vinto solo la partita d’andata…

Viera!

Dopo un mese e mezzo si torna finalmente in campo e il Beijing Guoan ospita l’Henan Jianye. Il match si rivela essere più complicato del previsto e solo all’87’, lo spagnolo Jonathan Viera, dopo una grande giocata, sigla il definitivo 2-1 regalando al Guoan la vetta della classifica. L’intero stadio grida il nome del nuovo idolo, nonchè uno degli stranieri più forti e di gran classe dell’intero panorama asiatico.

Big match con Shandong e Suning

Il Beijing Guoan continua a macinare vittorie giocando un calcio divertente e propositivo. Chiudiamo il girone d’andata al primo posto con una spedizione a Shanghai esaltante e amara allo stesso tempo, culminata con l’accesso alle semifinali della Chinese FA Cup dopo i rigori e il pari per 2-2 nel derby di Cina con autogol all’ultimo secondo di Wei Shihao che compromette il risultato.

Il girone di ritorno comincia con lo Shandong Luneng (secondo in classifica), in un match che ha fatto registrare il record stagionale per affluenza allo stadio, con ben 56.000 spettatori. La partita termina sul punteggio di 1-1, con Renato Augusto che risponde a Diego Tardelli. Il risultato ci va stretto dato che nel secondo tempo vi è solo il Beijing Guoan in campo, che però non riesce a portarsi in vantaggio data la solita maldestra imprecisione di Bakambu e i miracoli del portiere Wang Dalei.

Cinque giorni dopo torniamo a conquistare i tre punti: nell’anticipo del venerdì dominiamo sullo Jiangsu Suning di Eder e Gabriel Paletta (quest’ultimo non presente per squalifica) e vincendo per 3-1 con ennesima perla nel finale di partita di Jonathan Viera. A quel punto, si inizia veramente a credere nella possibilità di poter vincere il campionato dopo nove anni.

Ritorno alla realtà fra gioia e dolori

Il 18 di agosto si disputa il derby di Pechino, questa volta al Fengtai Stadium, nella casa del Beijing Renhe. Il viaggio è lunghissimo, dato che l’impianto si situa nella zona sud della capitale (ed io abito a nord), ma non appena arrivato, mi ritrovo di fronte ad uno scenario esaltante. Per le strade vedo solo maglie verdi e una volta entrato al Fengati, osservo con piacere gli spalti riempirsi di maglie verdi, mentre i tifosi di casa sono relegati in un piccolo spicchio. Delle 30.000 persone presenti i tifosi del Beijing Renhe ad occhio e croce saranno stati solamente in 3.000. Letteralmente, era come giocare in casa…

…ma il risultato non ci è stato favorevole. Il Beijing Renhe ci ha schiantati in contropiede, sfruttando la velocità di imprendibile Masika, che ha fatto il brutto e il cattivo tempo, procurandosi un rigore e segnando nei primi minuti di gara. Il risultato è impietoso e perdiamo per 3-0 dopo ben 18 risultati utili consecutivi.

Eppure l’atmosfera è fantastica. Nonostante la sconfitta tutto lo stadio canta l’inno del Guoan, con i calciatori che vengono a salutarci sotto la curva, in uno dei momenti in assoluto più emozionanti della mia vita da tifoso.

Il crollo finale. 

Il Beijing Guoan si scrolla di dosso la sconfitta nel derby e continua a macinare vittorie con molti gol, mettendo anche un ipoteca nella qualificazione in finale di Chinese FA Cup dopo la vittoria per 5-1 con il Guangzhou R&F. Il 14 settembre si gioca un match decisivo per le sorti del campionato, con il Guoan che affronta in trasferta l’Evergrande.

Non sono andato fino a sud, ma assieme ad alcuni amici, stranieri e cinesi, ci siamo recato a vedere il match in un locale al centro, il Panda Brew, dove il secondo piano era riservato solamente ai tifosi. Partita folle e dalle mille emozioni, gol annullati da ambo le parti con il VAR, Renato Augusto che sbaglia un rigore… e all’ultimo secondo Anderson Talisca ci gela con un gol dei suoi. Della nostra sconfitta ne approfitta lo Shanghai Sipg, che balza in testa alla classifica scavalcandoci. A quel punto capiamo che i nostri sogni di gloria si sono infranti.

Dopo aver perso anche sul campo del Guizhou Hengfeng, l’ultima flebile speranza che abbiamo per sognare ancora si infrange in casa, proprio di fronte allo Shanghai Sipg. Il 29 settembre (dopo una settimana nella quale abbiamo lavorato da martedì a domenica!!) mi reco al Worker’s Stadium con sentimenti un po contrastanti. Da una parte si, sono tifoso del Guoan, ma dall’altra spero che l’Sipg possa veramente andare a vincere lo scudetto interrompendo l’egemonia del Guangzhou Evergrande. L’atmosfera allo stadio non è così vibrante come al solito, quasi vi fosse uno spirito di rassegnazione che serpeggiava fra gli spalti. Infine, nella ripresa, lo Shanghai Sipg trova il gol della vittoria grazie ad Hulk, mettendo la parola fine sulle nostre ambizioni.

L’ultima in casa… ma…

Dopo oltre un mese, il 7 di novembre decido di tornare al Worker’s Stadium per l’ultima in casa in campionato contro lo Shanghai Shenhua, per osservare l’esperienza del derby di Cina. Partita dopotutto gradevole, vinta per 3-1, ma mi accorgo di essere un tifoso dalle grandi occasioni, dato che non provo particolare emozioni per l’evento, oramai inutile ai fini della classifica (qualificazione alla prossima AFC Champions League già archiviata con il quarto posto).

Era un mercoledì, dopo aver lavorato tutto il giorno, con sveglia alle sei del mattino, piuttosto che ne assistere all’ultima partita in casa era forse meglio starsene a casa.

Finalmente la finale di Coppa!

Il 25 novembre si gioca la finale della Chinese FA Cup fra Beijing Guoan e Shandong Luneng, con l’andata che si disputa al Worker’s Stadium. Non apprezzo molto la formula A\R per qualsiasi manifestazione dato che in Cina è pieno di grandi impianti inutilizzati che potrebbero essere impiegati per la finale. C’è grande trepidazione per questo evento dato che sono ben nove anni che il Beijing Guoan non vince un titolo e questo significherebbe riscrivere la storia recente.

La coreografia prima del calcio d’inizio è bellissima, con l’intero stadio che ne prende parte, gli spalti si colorano di verde con la scritta Beijing che troneggia. Peccato che lo spettacolo in campo non sia altrettanto esaltante: il match finisce 1-1 con entrambi gol su calcio di rigore (Diego Tardelli e Cedric Bakambu), ma l’atmosfera si affievolisce gradualmente nel corso dei 90′, sia sugli spalti che in campo, vuoi per la tensione, vuoi per il fatto che questo match non decideva nulla e che tutto sommato, il pareggio era un buon punto di partenza per entrambe le squadre.

La partita di ritorno si è disputata la settimana seguente… ma di venerdì, un giorno lavorativo, causandomi l’impossibilità di viaggiare fino a Jinan. Sono certamente interessato all’evento, ma addocchio il risultato sul cellulare, non guardo nemmeno la partita dato che quella sera sono fuori con la mia ragazza (che era con me la domenica precedente al Worker’s Stadium). Al triplice fischio osservo su Sofa Score il risultato: 2-2, con la regola del gol in trasferta abbiamo vinto la coppa

‘Hey, we won the trophy!’
‘Oh sounds good!’

Definitivamente… no. Non sono un tifoso accanito e non so nemmeno se l’etichetta di tifoso sia adeguata per me, ma è stato comunque divertente vivere una stagione calcistica al fianco del Beijing Guoan, fra momenti di forte esaltazione e altri nei quali provavo un poco di indifferenza. Il prossimo anno sarò a Pechino e continuerò a seguire le gesta delle Imperial Guards, questa volta con l’abbonamento stagionale.