L’Al Hilal ha conquistato l’accesso alla finale di Champions con l’obiettivo di scacciare la maledizione dell’atto conclusivo della manifestazione. Così come la Juventus in Europa, l’Al Hilal detiene il record di finali di AFC Champions League perse.

Si è da poco conclusa la seconda gara di ritorno della semifinale di AFC Champions League. L’esito finale è stato un deja-vu che a distanza di due anni, ha fatto nuovamente la sua comparsa. “One more time” recitavano i Daft Punk in un loro famoso pezzo, e allora, gli Urawa Red Diamonds saranno, una volta ancora, gli avversari dell’Al-Hilal.

La finalissima del 2017, è stata, probabilmente, la più grande delusione per il team saudita, l’entusiasmo era alle stelle; il Persepoli demolito per 4-0 in casa, dall’allora team di Ramon Diaz nella semifinale d’andata ne è stata la prova. Entusiasmo che andrà ad esaurirsi il 25 Novembre 2017, nella finale di ritorno, all’88esimo, con il gol del bomber Rafael Silva (attualmente in forza al Wuhan Zall), che ha ipnotizzato con una girata Jahfali e costretto all’errore Osama Hawsawi; dopo un’andata che ha visto l’Al-Hilal pareggiare 1-1 nonostante il 70% di possesso palla ed i 20 tiri contro i 6 dei giapponesi, questi ultimi, che nel corso degli anni hanno dimostrato di essere senza ombra di dubbio i più grandi incassatori della competizione (ne sono la prova anche le recenti prestazioni).

 

Acqua passata, se non fosse che ad aggravare tutto ci sia la finale, anch’essa persa, del 2014 contro gli australiani del Western Sydney Wanderers che tra andata e ritorno, sono usciti vincitori per un 1-0 totale, arrivato soffrendo con solo 2 tiri contro i 19 totali dell’Al-Hilal. L’attuale bomber del CSKA Sofia, Tomi Juric, approfittò di una dormita dei due centrali sauditi per superarli in velocità e segnare il gol che avrebbe portato, la settimana dopo, al titolo, gli australiani.

Questi episodi, fanno riflettere, notevolmente, sulla scarsa capacità di finalizzazione e la debole solidità difensiva che ha avuto l’Al-Hilal durante le finali delle coppe asiatiche. Gli Al-Za‘Im sono stati eliminati diverse volte anche in semifinale, come nel più recente 2015, dove l’Al Ahli Dubai ha avuto la meglio, sempre per via di un binomio attacco-difesa che nelle gare importanti cessava d’esistere.

L’Al-Hilal, che non ha mai vinto il trofeo da quando ha il nome di AFC Champions League (le uniche ed ultime vittorie risalgono al 1992 ed al 2000, nell’allora Campionato d’Asia per club), è uno dei team asiatici più prestigiosi: In Arabia Saudita (il campionato, assieme al Giappone, più competitivo del continente) è il club più titolato, ha sempre vantato degli organici degni di nota e con il mutamento del calciomercato e lo spostamento di grandi fuoriclasse verso il mondo dell’AFC è riuscita per questa stagione ad avere come coppia d’attacco un tandem invidiabile anche da numerosi club europei: Bafetimbi Gomis e Sebastian Giovinco.

Sebastian Giovinco: da Formica Atomica a conquistatore internazionale

Se dovessimo fare un paragone, potremmo affermare con tranquillità che l’Al-Hilal in Asia sia l’equivalente della Juventus in Europa, per somiglianza a livello locale (entrambi hanno il maggior numero di scudetti) e continentale, in quanto, entrambe le squadre condividono lo sfortunato record di finali di Champions perse nei rispettivi continenti, 4 per i sauditi e ben 7 per la Vecchia Signora, a fronte di due Champions vinte per entrambe le squadre. Non solo, entrambe ogni anno creano team competitivi per poter ambire all’obiettivo Champions ma si ritrovano a fine stagione con i soliti riconoscimenti sul territorio nazionale (15 scudetti per l’Al Hilal, record nella Saudi Premier League).

Quest’anno fa ben sperare all’Al-Hilal la nuova coppia offensiva che è stata notevolmente proficua, anche nei giorni più bui, facendo fare un salto di qualità. L’unico dubbio rimane in difesa dove la discontinuità è il marchio di fabbrica, servirà una difesa attenta per tutti i 180 minuti ed un centrocampo che, come in diverse occasioni ha già dimostrato, dovrà essere in grado di sacrificarsi per tentare, tutti insieme, di fermare l’unica minaccia apparente, che porta il nome di Shinzo Koroki.

Comunque andrà a finire, una fra Al Hilal e Urawa diventerà la squadra più titolata in Champions League con tre successi a parimerito con i coreani del Pohang Steelers

 

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